Francamente

Mese: agosto, 2010

Fine stagione

Ultimo viaggio del mio pendolarismo estivo.

finestagione

Rumori

C'?? il Waterloo Boy, che ?? il primo.
E poi tutti gli altri, passando per svolte importanti come il Model A, fino al 9220 (da leggere 92-20, alla maniera americana).
Sono l??, necessariamente 12, in ordine d'epoca.
Diversi, sempre pi?? evoluti e dai rumori sempre pi?? possenti. Perch?? crescere significa, anche per loro, perdere allegria e acquisire autorevolezza.
Li detestavo con tutte le mie forze, all'inizio.
Ma stanno con me da cos?? tanto tempo che, ormai, non me ne accorgo nemmeno pi??.
Poi succede che una sera mi impegno in una conversazione seria, a cui tengo molto. E mentre sto facendo del mio meglio per avere l'attenzione del mio interlocutore, ecco che parte il rombo. Pofondo. E lunghissimo, perch?? la sera tocca ai modelli pi?? moderni.
Vedo la faccia della persona che mi sta ascoltando disfarsi in una fragorosa risata e capisco, in quel preciso momento, che non mi prender?? mai pi?? sul serio.
Rido anch'io, mentre mentalmente mi appunto che le conversazioni serie non devo mai farle in cucina. Mai.

Credo che in psicanalisi ci sia qualche meccanismo per cui gli imbarazzi e le paure vengono superati solo stanandoli, affrontandoli, mostrandoli al mondo. E imparare cos?? ad accettarli, arrivando pian piano a non vergognarsene pi??.

Chiss??.

Magari funziona anche via blog.

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Tutti gli addii ho compiuto

Tutti gli addii ho compiuto. Tante partenze

mi hanno formato fino dall’infanzia.

Ma torno ancora, ricomincio,

nel mio ritorno si libera lo sguardo.

Mi resta solo da colmarlo,

e quella gioia impenitente

d’aver amato cose somiglianti

a quelle assenze che ci fanno agire.

 

(R.M. Rilke)

Maledetta logica

A volte succedono cose strane. Tu sei lì che le guardi accadere e rimani così, un po’ sospeso, e pensi: “Ma dai….”

E succede che incontri persone. Due parole, un gesto, un paio di tratti e ne rimani conquistata. Magari per scoprire che anche l’altra persona è lì, che ti guarda, e pensa: “Ma dai…”.

E’ in quel preciso momento che cerco una spiegazione.
E l’unica che riesco a trovare è “Ti stanno prendendo in giro”.

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Epic fail

Mossa da ottime, penso, ragioni pedagogiche ho lasciato mio figlio, 12 anni, in montagna dai miei perchè li aiuti con il lavoro al bar.
Dormirà da solo a casa mia mentre per mangiare andrà dai nonni.
E’ un ragazzino di cui ci si può fidare e, proprio in questa fase di crescita prepotente, mi sembra importante che viva CONTEMPORANEAMENTE l’indipendenza (che può avere qualche aspetto negativo) e l’impegno (che può avere i suoi risvolti positivi).
L’ho preparato, ne abbiamo parlato a lungo, lui è pigro come tutti gli adolescenti e quindi riluttante ma, nel complesso, è sereno.
Fiera di me, quindi, e con il cuore in subbuglio (non è facile, no…) me ne sono tornata a Milano ostentando tutta la sicurezza e la tranquillità del giusto.
Fino a quando, messo piede in casa, ho realizzato: una settimana.
Intera.
A casa da sola.
Con mio marito.
Non ce la posso fare.

Pagina

Amore, inizia la donna, e la sua vorrebbe essere una domanda, ma non sa cosa chiedere.
Ora il vecchio tace, fissa il cielo oltre la finestra, la luce che si sta affievolendo. Sembra che stia per piovere, dice, ma la donna non si volta e continua a guardarlo. Amore, mormora lui, davvero non so perch?? mi sia tornato in mente, non c'?? una ragione, e questa volta se ne va dalla stanza, e la moglie lo guarda andare via, e lo sente tossire, una strana tosse stizzosa.

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Corsa è matematica

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Faccio fatica a ricordare i volti delle persone appena conosciute e ad abbinare, a quei volti, il nome corretto.
Ho sempre bisogno di rivedere la stessa persona più volte, di parlarci un po’, per riuscire a fissare i suoi tratti. Mi racconto di aver bisogno di un’anima da riconoscere, perchè i volti e i nomi alla fine si assomigliano sempre un po’ tutti.
Se questa è una teoria sensata, allora la matematica un’anima ce l’ha. Perchè l’equazione che mi ha fatto fare una figuraccia con la ragazza che è venuta a ripetizione da me, ecco, quella ce l’avevo ben stampata in mente, pur avendola scritta una volta sola.
E’ apparsa tra i pensieri durante la corsa, appena finito il riscaldamento, più o meno nel momento in cui i muscoli si rassegnano alla fatica e decidono che, visto che a casa non li riporto comunque prima dei 10 km, forse conviene collaborare.
Così, mentre affrontavo i primi allunghi sugli accordi di Born to Run ho iniziato a smontarla.
Ed è successa una cosa meravigliosa.
Nella mia mente numeri e segni che saltavano e rotolavano per andare a mettersi in posizioni bellissime, nelle orecchie Bruce Springsteen che non cedeva un attimo, mentre le mie gambe correvano leggere. E tutto sembrava incastrarsi perfettamente. Perchè tutto era ordine: i numeri, il ritmo, la musica, il respiro, il rumore dei piedi sull’asfalto. Tutto procedeva insieme alla stessa velocità, ogni pezzo trascinava l’altro, l’indecisione su un’operazione sbloccata dal ritmo della canzone, l’affanno del recupero superato dalla soluzione che vedevo sempre più vicina.
Al km 4.5 l’equazione era risolta.
Fino al km 7 mi sono goduta quella sensazione di perfezione, di bellezza, aiutata dalle nuvole che, come spesso accade in questo periodo, avevano forme e colori da non riuscire neanche a raccontare.
Rimanevano 3 km, con la stanchezza che iniziava a farsi sentire.
“3 km” ho pensato “che si può fare in 3 km?”
E’ lo spazio, il tempo giusto per un post.
Questo.

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Una nuova casa

Una nuova chiave apre la porta su stanze vuote e pareti bianche.

Mi guardo intorno mentre appoggio per terra gli scatoloni delle cose che ho portato con me.

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