Corsa è matematica

di francaberbenni

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Faccio fatica a ricordare i volti delle persone appena conosciute e ad abbinare, a quei volti, il nome corretto.
Ho sempre bisogno di rivedere la stessa persona più volte, di parlarci un po’, per riuscire a fissare i suoi tratti. Mi racconto di aver bisogno di un’anima da riconoscere, perchè i volti e i nomi alla fine si assomigliano sempre un po’ tutti.
Se questa è una teoria sensata, allora la matematica un’anima ce l’ha. Perchè l’equazione che mi ha fatto fare una figuraccia con la ragazza che è venuta a ripetizione da me, ecco, quella ce l’avevo ben stampata in mente, pur avendola scritta una volta sola.
E’ apparsa tra i pensieri durante la corsa, appena finito il riscaldamento, più o meno nel momento in cui i muscoli si rassegnano alla fatica e decidono che, visto che a casa non li riporto comunque prima dei 10 km, forse conviene collaborare.
Così, mentre affrontavo i primi allunghi sugli accordi di Born to Run ho iniziato a smontarla.
Ed è successa una cosa meravigliosa.
Nella mia mente numeri e segni che saltavano e rotolavano per andare a mettersi in posizioni bellissime, nelle orecchie Bruce Springsteen che non cedeva un attimo, mentre le mie gambe correvano leggere. E tutto sembrava incastrarsi perfettamente. Perchè tutto era ordine: i numeri, il ritmo, la musica, il respiro, il rumore dei piedi sull’asfalto. Tutto procedeva insieme alla stessa velocità, ogni pezzo trascinava l’altro, l’indecisione su un’operazione sbloccata dal ritmo della canzone, l’affanno del recupero superato dalla soluzione che vedevo sempre più vicina.
Al km 4.5 l’equazione era risolta.
Fino al km 7 mi sono goduta quella sensazione di perfezione, di bellezza, aiutata dalle nuvole che, come spesso accade in questo periodo, avevano forme e colori da non riuscire neanche a raccontare.
Rimanevano 3 km, con la stanchezza che iniziava a farsi sentire.
“3 km” ho pensato “che si può fare in 3 km?”
E’ lo spazio, il tempo giusto per un post.
Questo.

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