Francamente

Mese: ottobre, 2010

Brioches

brioche

Finalmente sono riuscita  a farle. Dopo una serie di tentativi fallimentari ho trovato la mia ricetta preferita: semplice e praticamente senza possibilità di errore.
Il risultato sono delle brioches morbidose e panose: non sono quelle sfogliate (anche per quelle conto una numero spropositato di tentativi falliti ma lì non ho ancora trovato la soluzione…. e comunque la sfogliatura non potrà mai diventare un’operazione semplice).

La cosa bella di questa ricetta è che impegna pochissimo. Ma bisogna pensarci il giorno prima.
La sera di venerdì, verso le 19.00, magari mentre aspettate che si scaldi l’acqua della pasta, tirate fuori la macchina del pane (ah, sì, viene tutto enormemente semplificato dall’utilizzo della mdp!!). Ci buttate dentro, nell’ordine, 180g. di latte tiepido in cui scioglierete mezzo cubetto di lievito di birra, 120 g. di burro morbido o sciolto, una fialetta di aroma alla vaniglia, 100g. di zucchero, 500 g di farina (io in genere ne metto metà di tipo 00 e metà manitoba), 2 uova e mezzo cucchiaino di sale. Avviate poi il programma normale del pane. Naturalmente non dovete arrivare alla cottura, io mi metto un timer e dopo due ore la spengo e lascio l’impasto lievitare ancora un po’ nella macchina.
Verso le 22.30/23 rovescio l’impasto sul tavolo, lo divido a metà e lo stendo in due forme circolari, da cui ricavo 8 spicchi da ciascuna. Li arrotolo poi per formare i cornetti. Di solito ne faccio metà aggiungendo un cucchiaino di marmellata alla base dello spicchio prima di arrotolare e metà le lascio vuote, perchè qui preferiscono imbottirsele di nutella al momento…
Le metto ben distanziate in una teglia le chiudo in forno (spento!) e vado a letto.
La mattina dopo accendo il fondo a 200°, le rispennello con latte e le cospargo di zucchero semolato, poi le cuocio per una quindicina di minuti.
Facile no?
Sono più buone dopo un paio d’ore e, come tutti i prodotti che impiegano il lievito di birra, il giorno dopo perdono un po’ del loro appeal.
Ma qui ormai le pretendono ogni fine settimana 🙂

Tredici

Tredici

Quando eri piccolo passavo molto tempo a guardarti mentre dormivi. Avevi linee così perfette che pensavo fosse un vero delitto non saper disegnare. Passavo un dito lungo il tuo profilo, attenta a non sfiorarti, e ti disegnavo così, nell’aria.
Ti guardavo anche ieri sera: ti sei addormentato presto, stanco della settimana di scuola e allenamenti. I tuoi tratti sono un po’ cambiati da allora: più ampi, più decisi, e inizia a vedersi qualche brufoletto e qualche timido pelo della barba che verrà.
I tuoi tratti mi sembrano ancora incredibilmente perfetti e continuo ad aver voglia di disegnarti, di crearti anche su un pezzo di carta.
Ripasso il dito a pochi millimetri dal tuo viso ma sulla tua fronte mi fermo. Chissà cosa custodisci là dentro, che cosa stai costruendo. Non puoi immaginare quanto io sia curiosa di quello che avviene lì, non c’è cosa al mondo che mi interessi di più. Ma tu sei molto riservato e di quel tuo territorio mi lasci intravedere solo qualcosa, di tanto in tanto. Chissà se c’è già qualcuno che ha pieno accesso a quegli spazi, qualcuno di cui sono già, da sempre, follemente gelosa.

Esattamente un anno fa eri poco più di un bambino. Ora faccio fatica anche solo a pensarla la parola che ti definisce. Perchè non solo nel fisico pieno e forte, non solo nei movimenti più sicuri, non solo nelle tue parole si scorge una maturità nuova. Ma anche in come scegli e decidi, in come mi ascolti quando mi arrabbio e alla fine mi dici: “Mamma, ma perchè te la prendi così? Non c’è nessun problema…”, in come scopri da solo pezzi nuovi di mondo che noi non ti abbiamo mai mostrato.

A volte non riesco a credere che tu sia mio figlio: sei ormai molto più alto di me, molto più  forte e spesso anche molto più serio e responsabile. Più che orgoglio provo ammirazione e incredulità: perchè lo splendore che sei non è merito mio. Sei un regalo che, a dispetto di quel che mi dicevano tutti, crescendo continui a migliorare, aggiungendo ogni anno un mattone di bellezza, dentro e fuori.
Oggi sono tredici.
E tu sei già un uomo, figlio mio.

Alba
craziness
istante

Ci sono giorni

Ci sono giorni in cui nulla riesce a strapparti un sorriso, giorni in salita in cui le porte sono chiuse e tu lo sei anche di più.
Fuori magari è una splendida giornata di ottobre, ma tu ti trovi a pensare che, in fondo, che differenza vuoi che faccia. E tieni gli occhi fissi sull’asfalto che calpesti, sullo schienale del sedile davanti a te o sul monitor di un computer giusto per tenerti aggrappata a qualcosa.
Poi arrivi a casa e trovi un pacchetto.
Ma questa volta non è un tuo libro che ritorna.
Questa volta è un regalo per te. Pensato, cercato e, come dire… maturato. Oggi a casa ho trovato qualcosa che non aspettavo. Un libro ed una lettera. Per me. Un tempismo perfetto, per un sacco di motivi.
Grazie.

giorni

Preadolescenti

Conosco un ragazzo di 12 anni. E’ alto e goffo, ha qualche brufolo, l’aria strafottente.
Parla pochissimo, sorride anche meno, tutto sembra infastidirlo.
Tutto gli sembra vecchio, già visto, noioso.
Va bene a scuola, sì, ma non si sa per quale magia: che a lui a scuola ci va proprio malvolentieri.
Sembra il classico adolescente  di oggi e molto probabilmente lo è.
La cosa che odia di più a scuola sono i temi di italiano, non capisce il senso di dilungarsi in chiacchiere. Poche righe e per lui ogni argomento è chiuso.
Anche questo, sui disabili, in cui dovrebbe riflettere sul fatto se sia giusto o no separarli a scuola dagli studenti “normali”.
Per me sarebbe più utile separare i maleducati“. Abbasso il foglio e lo guardo. Lui già sbuffa, teme che glielo farò rifare, vuole andare a giocare al computer.
Io lo guardo e penso che gli riesce proprio bene la parte dell’adolescente strafottente. Perchè frega sempre più spesso anche me.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: