Francamente

Mese: novembre, 2010

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Panettone milanese

26 novembre 2010

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In fondo infondo.

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Meteo Radio

alboran

“Mare forza tre nel Mediterraneo occidentale, venti moderati in aumento dai quadrati settentrionali. Area di instabilità sul mare di Alborán”

La presentazione incombe.
E io, è proprio il caso di dirlo, sono in alto mare.
Nell’alto mare di Alborán.

incipit

Ho iniziato a leggere un libro che comincia così: “Grande Crocifissione” di Albrecht Dürer (1498)

Gocce

Mi piacciono le gocce di pioggia sui vetri. Non hanno altro destino che scivolare. E lo fanno con lentezza, dandoti il tempo di seguirle, quasi volessero insegnarti come si fa.

gocce

ferrari

La fine del cavolfiore e della creme fraiche

cavolfiore

Qualche giorno fa ho chiesto consiglio ai miei contatti su Twitter per come utilizzare della “creme fraiche” che avevo acquistato ma che non sapevo come usare.

Tra le varie segnalazioni sono stata incuriosita da quella di Paolo (twitter.com/slocum67) che mi ha proposto una ricetta dal sito http://www.ilpastonudo.it/

Semplice ma curiosa: una zuppa di cavolfiore con gorgonzola e pere. In casa mia il ragazzo detesta le verdure mentre l’uomo non ama nè il gorgonzola nè le zuppe. E così, credo per la prima volta in vita mia, mi sono preparata un piatto un filo elaborato solo ed esclusivamente per me.

Ho fatto soffriggere a fuoco basso una cipolla tagliata sottile con un po’ di burro ed ho poi aggiunto le cimette di un piccolo cavolfiore. Ho salato, pepato, aggiunto 500 g di acqua, una foglia di alloro (serviva anche il timo ma non l’avevo in casa) e fatto cuocere a fuoco basso per una ventina di minuti. Al termine ho tolto l’alloro, ho aggiunto 100 g della famigerata “creme fraiche” e ho passato tutto con il minipimer.
Fino qui sembrava una banalissima vellutata di cavolfiore.
Metterla in un piatto, aggiungere al centro qualche pezzetto di gorgonzola, qualche pezzetto di pera, un giro d’olio crudo, una spolverata di pepe bianco ed una fetta di focaccia tostata l’ha resa divina.
Ne ho spazzolati due piatti e me ne è rimasta ancora un po’ per domani.
Gli uomini di casa mi guardavano perplessi addentando tranci di pizza.
Bah.

Nata due volte

Il difficile è partire.
Il difficile è tornare da una giornata estenuante, di una settimana estenuante, di una vita da storcere il naso e non lasciarsi tentare dall’ozio.
Passare oltre il soggiorno, dove l’adolescente è lì svaccato sul divano da chissà quanto tempo.
Non lanciare neanche un’occhiata oltre le finestre dove il buio e la nebbia rendono i contorni molto approssimativi, molto.
Seguire il percorso imparato a memoria e non pensare a niente: togliersi i vestiti, indossare quegli altri, legarsi i capelli, allacciare le scarpe, il cronometro, il lettore mp3.
E poi uscire.
Imboccare la via davanti casa, già abbastanza trafficata a quest’ora: meglio, più gente c’è in giro e minore sarà la tentazione di fare pochi passi e tornare indietro.
Per almeno due chilometri mi ripeto come un mantra: “Ma chi me lo fa fare, ma io ho sonno, ma io adesso torno a casa e mi infilo sotto il piumone, che poi devo anche preparare la cena. E il mal di testa? Non si può correre con il mal di testa, dai”. Ma la tiritera la conosco ormai così bene che mentre me la racconto sorrido tra me e me.
E nel tempo in cui i due chilometri diventano quattro sono già lì che penso “Ma no dai, adesso che iniziavo a divertirmi dovrei già tornare? Dai, un altro giro ci sta, che dev’essere rimasto qualcosa in frigorifero da ieri e si fa presto a riscaldarlo per la cena”.
Torno dopo otto km, l’adolescente è stato raggiunto sul divano dal bradipo padre e brontolano che hanno fame, ma ora non scambierei la mia corsa per niente al mondo.
Questa corsa che mi fa passare la fame nervosa, il mal di testa, la tristezza, questa corsa che mi fa sentire forte, libera, saggia.
Mi chiedo cosa farei senza. Mi chiedo come ho potuto vivere per tanti anni senza neanche considerarla una possibilità.
Io sono nata il giorno che ho iniziato a correre.
Io rinasco ogni volta che esco a correre.

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