Francamente

Mese: gennaio, 2011

Posta prioritaria

L’ufficio postale è un gran brutto posto.

Hanno cercato di aggiungere un po’ di giallo, un po’ di gadgets per renderlo un po’ allegro ma rimane sempre molto, troppo grigio.

Andarci vuol sempre dire perdere un sacco di tempo: spesso gli impiegati sono lentissimi, spesso le macchine si inceppano, spesso prima di noi c’è qualcuno che deve fare trentacinque raccomandate e pagare dieci bollettini, metà con bancomat di cui non ricorda il PIN e metà in monetine da venti.

Senza contare che, in genere, quando ci vai è per pagare qualcosa di antipatico (una multa, il canone RAI) che per tutto il resto ci sono i RID, c’è PayPal, la carta di credito.

Non si va mai di buonumore, in posta, e lì comunque fanno di tutto per fartelo passare.

L’unico modo che ho trovato per renderlo un posto meno triste, è di andarci ogni tanto a spedire qualcosa: una lettera, un libro, un regalino.

Anche se la fila è lunga (è sempre lunghissima) non me ne accorgo quasi.

Passo il tempo ad immaginare che faccia farà quando aprirà il mio pacchetto, che non se lo aspetta. O se alla mia lettera di carta risponderà con una lettera di carta (lo spero sempre).

E quando esco dalla posta, vi giuro, mi capita per qualche istante di essere felice.

(Oggi ho spedito a  mia mamma una copia dell’albo dell’Orso Ciccione con dedica fumettistica dell’autore. Impazzirà, ne sono certa)

Ti racconto un libro.

Il vangelo secondo Gesù Cristo (José Saramago). Einaudi.

I precedenti:

Alboràn (Emiliano Poddi)
Amore mio infinito (Aldo Nove)
Lessico famigliare (Natalia Ginzburg) con una introduzione su Librinprestito
Zio Petros e la congettura di Goldbach (Apostolos Doxiadis)

bacio

Se non ho altra voce

Se non ho altra voce per doppiare

in echi d’altri suoni il mio silenzio,

parlerò, parlerò, fino a scovare

la parola celata di ciò che penso.

E la dirò, contratto, tra sterzate

di freccia che avvelena anche se stessa,

o alto mare ostruito di vascelli

dove il braccio annegato ci fa cenno.

E spingerò in fondo una radice

se la pietra perfetta la via sbarra

e lancerò in alto quanto dice

che è più albero il tronco che è più solo.

E lei dirà, parola ora scoperta,

tutti i detti del vivere consueto:

quest’ora che sconforta e che conforta,

il non vedere, il non avere, il quasi essere.

(José Saramago)

 

Non ci ho capito quasi niente ma c’è qualcosa, qui dentro, che mi ha catturata.

Se qualcuno me la spiega forse capisco cos’è.

(Io le detesto, le poesie. L’ho già detto, vero?)

Caffé un mattino di Gennaio

Foto
vattene
percorsi

Nell’amore per la lettura sono infedele

“Nell’amore per la lettura sono infedele e contro la “monogamia”: tengo dieci volumi sulla scrivania, per scegliere quello che mi attrae di piu’ al momento.
E poi i libri bisogna farli propri, possederli. Io uso una matita n. 6 morbida per sottolineare e scrivere appunti a lato.
La lettura non si esaurisce con l’ultima pagina: continua nella mente, per questo il libro bisogna tenerlo vicino, riaprirlo.
I segni sono tracce per non disperdere emozioni.”
(Giuseppe Pontiggia)

Puntata pilota

Non so se esserne più orgogliosa o se vergognarmene. Ma mi hanno appena fatto sentire una puntata pilota che avevo registrato per una radio.  Mesi e mesi fa. Parlo un po’ di librinprestito e poi racconto Lessico famigliare di Natalia Ginzburg.

La cosa più bella sono le cornamuse di sottofondo!

Non credo troverò il tempo per registrarne altre, però l’idea non era male, dai 🙂
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Gli altri libri che ho “raccontato” (molto più in breve):
Alboràn (Emiliano Poddi)
Amore mio infinito (Aldo Nove)
Zio Petros e la congettura di Goldbach (Apostolos Doxiadis)

Sono bergamasca

muro

Sono bergamasca, costruisco muri.

Di tutti i tipi: di difesa, di supporto, ornamentali, alti, bassi, spessi, lunghi o corti.

Lascio ogni tanto qualche fessura, ma piccola. Niente porte nè finestre.

E’ un lavoro faticoso ma è l’unico che so fare.

Mattoni e cemento. Vedere il muro che si alza. Qualcuno rimane di qua, il resto tutto di là.

Lavoro in silenzio.

Ed ogni volta che il muro arriva ad altezza d’occhi, uno sguardo a chi mi sta vicino: vuoi stare di qua o di là?

Faccio sempre fatica a capirlo. Chiunque lo capirebbe prima di arrivare con il muro a quell’altezza. Io no. Penso sempre di aver capito male. Cerco conferme, in continuazione.

I famigliari, gli amici, gli amori sono tutti dei muri. Alcuni mi sono rimasti vicino ed hanno continuato con me a costruire dallo stesso lato. Gli altri, più distratti, si sono ritrovati di là senza più modo per raggiungermi.

Non è un bel modo di vivere le proprie relazioni, me ne rendo conto. Ma non riesco ad evitarlo. Un sacco di gente mi sorride mente mi imbratto mani ed abiti in mezzo all’erba senza capire che cosa stia facendo. O pensando che, meraviglia, stia costruendo un comodo muretto all’ombra su cui sedersi e riposare. Ci si sono anche seduti. Poche volte. Che in men che non si dica il muretto diventa una parete insormontabile.

A volte, spesso, mi sbaglio e chiudo fuori qualcuno di fondamentale. Allora mi dispero, maledico tutti i mattoni del mondo e queste mani che sembrano costruire solo distruzione.

Ma non riesco a smettere. Sembra che le lacrime rendano più forte la presa del cemento.

Appena la vista mi assiste di nuovo ricomincio.

D’altra parte sono bergamasca, quello che so fare è costruire muri.

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