Fotografie

Maglioncino colorato, freddo in stazione, lettura in treno, macchina grigia, caffè, mezza brioche e mezzo cannoncino, banchi di pesce, frutta e verdura, libri, tantissimi libri, Ultimo inverno, vicoli stretti, liquirizia, zenzero candito, palazzi, ori e specchi, focaccia, mare, sassi, gelato, muretto, diaframma, corsa, cartelli stradali, stazione, treno. Fotografie.

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Una cara amica

Non la conosco da molto, saranno quattro o cinque anni.

L’ho incontrata per caso, come spesso succede.

Ricordo che era primavera, forse più o meno in questo periodo.

Eravamo entrambe molto diffidenti, all’inizio. Entrambe serie, di poche parole, ci siamo studiate a lungo.

Mai un gesto d’affetto, una cortesia. Solo presenza, spesso silenziosa. Di quei silenzi, però, che ti creano spazio intorno per metterci i tuoi pensieri, le tue sensazioni, i tuoi dubbi per poi riuscire a distinguerli e a dar loro un nome.

All’inizio non capivo perchè mi trovassi così a mio agio con lei, addirittura più silenziosa di me. Solo più tardi ho capito che è il fatto, rarissimo, che sono certa di non darle fastidio. Lei è molto più grande e molto più forte di me, sembra che abbia già visto tutto il peggio ed il meglio sia del mondo che degli uomini. Nulla di quello che ho da raccontare può scomporla. Nulla la farebbe allontanare, spaventata o inorridita.

Certo, non è molto gentile. E’ dura e non mi cerca mai. Ma io so dove posso sempre trovarla.

Come oggi.

Non ci eravamo date appuntamento, ma lei era lì, come se mi aspettasse.

Per un’ora mi ha dato un piano solido contro cui lanciare paure, rabbia, pensieri. Le gocce che cadevano, sudore o lacrime che fossero, le ha asciugate in fretta perchè non le vedesse nessuno.

Mi ha dato tutto lo spazio che mi serviva, ha raccolto tutta la forza che di solito trattengo: solo con lei posso farlo, lei non si fa male.

Mi ha riaccompagnata a casa. Silenziosa, senza fretta.

Ha aspettato che sulla soglia mi voltassi a salutarla, come faccio sempre.

amica

Poi è ripartita, scomparendo dietro una curva in mezzo alle case.

Momento di trascurabile genitorialità.

E’ dalla seconda elementare che non voglio saperne dei suoi compiti.

Però siamo un po’ in emergenza, la scuola media che sta finendo di frequentare con buoni risultati mi lascia grosse perplessità su quanto possa averlo preparato ad affrontare una scuola superiore.

Tutto questo per dire che ora, la sera, spesso mi chiede di ripassare insieme quello che ha studiato e io cerco di aiutarlo. E’ proprio lo studio la parte che mi preoccupa, il metodo, l’allenamento alla memorizzazione e, soprattutto, la sua grande difficoltà ad esprimersi. Perchè non lo fa mai.

E’ un ragazzo taciturno e riservato, Diego. Non timido, però chiuso. Il tipo che ti risponde che a scuola è andata bene solo perchè è la risposta più breve. Sono otto anni di fila che a scuola va ininterrottamente bene.

Ieri sera doveva ripassare la seconda guerra mondiale ed era preoccupato perchè non riusciva a memorizzare le date fondamentali.

Abbiamo dovuto lasciare il divano al padre che voleva guardare qualcosa in tv e ci siamo piazzati sul lettone.

Alla fine, vederlo rotolarsi dalle risate perchè riusciva ad applicare tutti i trucchetti per memorizzare quelle date e a vincere così il supermegaquiz a cui abbiamo fatto finto che stesse partecipando, è stato uno dei momenti che voglio ricordare.

Che lui rida di gusto è qualcosa di molto raro.

Che capiti mentre sta facendo l’esercizio più noioso del mondo lo rende degno figlio di sua madre.

(E fa sentire me come se avessi appena segnato un goal ai mondiali.)