Anna

Non potevo immaginare che reagisse così.

Sono passata a trovarla. Avevo stampato alcune foto che le avevo scattato la scorsa settimana, alcuni ritratti in primo piano che mi sembravano particolarmente ben riusciti e non vedevo l’ora di mostrarle quanto bello apparisse il suo viso in quella luce.

Ma ne è sembrata ferita.

Le ha guardate per pochi istanti mentre il sorriso le si spegneva gradatamente, in sincrono con la tristezza che le montava negli occhi, subito seguita da quelle che avevano tutta l’aria di essere lacrime pronte a suicidarsi.

“Anna, che c’è?”

Anna si è presa il tempo per inspirare tutta l’aria che le serviva per pronunciare con il tono più tranquillo del mondo il suo “Niente”.

Si è alzata e con il pretesto di sparecchiare si è allontanata dal tavolo.

Ho riguardato le foto, cercando il nemico.

Anna mi si è risieduta davanti, occhi asciutti e sorriso d’ordinanza: “Diventi sempre più brava con quella macchina fotografica. E anche pericolosa”.

Continua a sorridere, Anna.

E io lo vedo, finalmente, il nemico.

In fondo agli occhi che mi guardano e non in quelli stampati su carta fotografica.

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