Laura

di francaberbenni

Seduta con la fronte contro il finestrino del vecchio autobus Laura va al lavoro. Sceglie sempre quel posto e, se lo trova occupato, cerca subito un’alternativa lato finestrino.

Guarda fuori tutto il tempo, la musica nelle orecchie, a volte un libro tra le mani. Chiuso.

Non saluta mai nessuno, lo sguardo sempre angolato e oltre, anche quando nelle sere d’inverno il buio riflette sul finestrino solo i suoi lineamenti.

E’ sempre da sola. Da anni prende quest’autobus che parte da qualche remoto paese di campagna e si riempie man mano che si avvicina alla città. Alla sera il movimento è opposto: parte affollato e semina via via passeggeri stanchi.

Non so esattamente dove abiti perchè è già sull’autobus quando salgo al mattino e ci rimane quando scendo la sera.

Ha una quarantina d’anni ed un viso che deve essere stato bello da guardare. Lo sarebbe ancora se non fosse così triste e duro allo stesso tempo. Sulle sue gambe una grande borsa nera, pesante, sempre la stessa. Nulla la distrae: né gli schiamazzi degli studenti, né le polemiche o i pettegolezzi degli adulti.

Si raccontano delle cose, sul conto di Laura, e forse questo spiega perchè il posto a fianco lei è sempre l’ultimo ad essere occupato. Sembra sia stata l’amante di un uomo sposato. Non sono cose che si perdonano, in un piccolo paese di provincia.

Questa mattina l’autobus è più pieno del solito. Anche a me piace stare vicino al finestrino ma quei posti sono già tutti occupati. E così mi siedo vicino a Laura che muove solo un sopracciglio, quasi a chiedermi se sono davvero sicura di volermi sedere lì. Poi riprende a guardare il nulla.

Dopo qualche minuto sento alla mia destra il rumore di un singhiozzo soffocato. La mia compagna di viaggio è completamente rivolta verso il finestrino, immobile, al punto che mi convinco di essermi sbagliata. Mentre riprendo la lettura del mio libro con la coda dell’occhio la vedo alzare in fretta una mano ad asciugarsi una guancia. Sta piangendo davvero.

Vedere qualcuno che piange è sempre qualcosa che rattrista. Vedere qualcuno che piange immobile ed in silenzio è straziante.

Non faccio nulla. Non dico nulla. Passo tutto il viaggio a pensare a cosa dovrei dire, o fare.

Arrivati al capolinea faccio l’unica cosa a cui non ho pensato. E davanti ad un cappuccino ed una brioche alla crema mi racconta un po’ della sua vita.

Laura da fuori è così discreta, così normale. Gli abiti anonimi, il trucco quasi assente, un lavoro noioso, una famiglia che funge più che altro da etichetta, hobby silenziosi: i libri, il computer, la cucina, le matite. Una scorza delicata che appena strofini rivela colori vivaci, torrenti in piena, musica ad alto volume.

Laura ha una voce che l’ascolteresti per ore. Ma ne abbiamo solo una e cerco di non sprecarla.

Scopro una donna intelligente ed entusiasta impigliata in una vita bastarda e subdola. Quando per i tuoi stessi genitori sei stata nel migliore dei casi indifferente e nei peggiori vero fastidio, finisci per convincerti di valere davvero poco. Quindi abbassi il prezzo. Ed è praticamente inevitabile finire nelle mani di chi al mercato è andato proprio per trovare qualcosa di economico. E’ lucida, Laura, mentre parla di cose terribili con quel tono caldo, rassicurante e lo sguardo che accompagna ogni singola parola fin dietro i miei occhi. Mi racconta situazioni e sentimenti troppo lontani da me, che non riesco a capire. Capisco invece la fatica dello svelarsi, intravedo la profondità di una tristezza che lievita nel buio di una solitudine a cui non riesce più a dare una speranza.

Non sono mai stata la buona amica di nessuno, Laura, e non ho la presunzione di credere che potrei un giorno diventarlo per te.

Ma domani mattina, appena salirò sull’autobus, non cercherò come al solito un posto vicino al finestrino. So già a memoria quello che posso vedere guardando fuori.

Controllerò prima se è libero il posto accanto a te: offre un panorama nuovo, originale, piacevole. A prezzo pieno.

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