Francamente

Mese: giugno, 2011

Il senso di un blog

“Quando pubblichi qualcosa su internet pensi ad una persona in particolare che potrebbe vederlo?”

Ci sono domande che ti costringono a trovare una risposta che serve più a te che a chi te l’ha chiesta. Come in questo caso.

Perchè ho capito solo in quel momento che sì, c’è una persona in particolare a cui penso quando pubblico qualunque cosa su questo sito. Ed è proprio perchè penso a quella persona che io ho un blog che è esattamente così, che contiene sia foto, che parole, che audio. E’ perchè ho in mente quella persona che rileggo allo sfinimento ogni riga prima di pubblicarla, che impiego tantissimo a decidermi se inserire o meno una nuova fotografia.

La persona che ho in mente è un uomo.

Un uomo maturo, capelli un po’ brizzolati, qualche ruga. Occhi blu, che io trovo molto belli. Non so che mestiere faccia,  non so se sia sposato, se abbia dei figli. So che ha un carattere tranquillo, riservato. E sfoglia queste pagine con attenzione. Ed emozione. Rilegge quello che ho scritto molte volte, almeno quanto me. Cerca qualcosa, ma anche qualcuno.

Di quest’uomo posso dire di conoscere tutto. E allo stesso tempo di non conoscere nulla. Ma se qualcuno che lo conosce bene me ne parlasse io sorriderei nel riconoscere ogni sua caratteristica.

Di quell’uomo io conosco perfettamente lo sguardo. Sono sicura che è lo stesso che gli ho immortalato in una fotografia la mattina che ha sostenuto l’esame di terza media.

Questo blog è per l’uomo che sarà.

Perchè possa tornare qui, quando io non ci sarò più, e trovarmi, e leggermi, e ascoltarmi, e sentirsi amato.

Qui mi troverà anche quando avrà dimenticato il mio volto, la mia voce, le mie parole o il sapore del cibo che adesso gli cucino.

Qui troverà sua madre: la persona che è stata e spero anche un po’ il perchè.

Qui troverà alcuni dei fili dei suoi inevitabili grovigli di adulto.

Ora lui ha 13 anni, non gliene può fregare di meno che sua madre abbia un blog. Figuriamoci di una madre che parla di libri.

Ma spero che tra chi mi conosce ci sia qualcuno che dirà a mio figlio di passare di qua, quando non ci sarò più.

terza

Meccanismo sospeso

pianoforti

Non riuscivo a fare a meno di pensare ogni volta che la mia vita, diluita nell’estensione di quei pomeriggi, era esattamente come il meccanismo sospeso di un pianoforte: il silenzio fragile delle corde allineate, la perfezione geometrica della sua quasi morte, che poteva risuscitare in un momento che però non arrivava mai, un momento semplice come tanti sarebbe bastato, un momento, che sarebbe potuto arrivare ma non arrivava mai.

(da Il cimitero dei pianoforti – José Luìs Peixoto – Einaudi)

In and out

Qualche settimana fa mi è capitato di leggere una recensione del libro “Qualcosa, là fuori”, di Enrico Bellone, un filosofo e fisico recentemente scomparso.

Non capisco nulla né di fisica né di filosofia, non so perchè mi sia fermata a leggere quella recensione.

Ma ci ho trovato una riflessione che mi tormenta da quel momento.

Tutte le informazioni che ricaviamo dall’ambiente in cui siamo sono frutto della decodifica di impulsi elettrici che i nostri organi di senso trasmettono al cervello: niente di nuovo, l’abbiamo imparato tutti più o meno alle medie. Però questo significa che è la nostra coscienza a creare l’esperienza dei suoni, degli odori, dei colori, che non sono nel mondo. E qui già ho vacillato. La frase che mi ha stesa è stata questa: “La realtà è ben diversa dal luogo pieno di rumori, colori e odori in cui il cervello ci fa vivere. Essa è un silenzioso e grigio contenitore di molecole senza odori, sapori e temperatura, di atomi e di campi elettromagnetici in vibrazione”. Questo spiegherebbe anche perchè continuiamo ad avere la sensazione di essere su una terra piatta ed immobile quando da qualche secolo sappiamo che ci troviamo invece su una sfera lanciata a forte velocità nello spazio.

Il mondo, in pratica, non esiste fuori da noi. Ma solo dentro.

Non so se ne sono più affascinata o più spaventata.

Per i più curiosi, qui c’è l’articolo completo.

nuvole

Priorità

Le e-mail che ho ricevuto finora da mio figlio sono pochissime ed in genere non contengono quasi testo: di solito mi invia un allegato, o un link, oppure un “ok” a qualcosa che gli ho scritto io.

Ieri ho ricevuto la sua prima e-mail vera e la voglio incorniciare:

“Ciao! Ti mando la tesina per correggerla insieme (chiamami quando hai finito di fare le tue cose) e stamparla.
Ciao
Diego”

Mi piace che sia chiara la scala delle priorità.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: