Carta d’identità.

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Usciamo insieme dall’ufficio comunale.

Tu stringi in mano la tua carta d’identità nuova di zecca. La tua prima carta d’identità

Ti ho spiegato che è un documento importante, che lo dovrai portare sempre con te.

Da questo momento in poi non saremo più io e tuo padre a preoccuparci di avere con noi qualcosa che certifichi la tua esistenza.

Lo Stato, la comunità non si rivolgerà più a noi per chiedere chi sei. Lo chiederà direttamente a te.

Sulla tua carta d’identità non c’è scritto di chi sei figlio, non serve più.

Un altro passo importante verso la tua indipendenza, verso il tuo essere uomo.

E’ da quando sei nato che lavoro con impegno per renderti autonomo. Ed ogni tuo passo in quella direzione è un gran casino di emozioni perchè mi riempie di orgoglio ma ti allontana da me.

Come quando hai iniziato a camminare, o a mangiare da solo, o a chiedere quello di cui avevi bisogno, o a leggere istruzioni.

Oggi hai firmato la tua carta d’identità.

Il mese prossimo inizierai a prendere da solo un autobus e una metropolitana che ti porteranno ogni giorno nel centro di una grande città.

Sempre più indipendente, sempre meno bisognoso di me, delle mie braccia, del mio sguardo, delle mie parole.

Magari continuerai a cercarle, le mie braccia. Così come le mie parole. E il mio sguardo.

Ma se succederà, non sarà più per bisogno.

Sarà per scelta.

(Adesso sì che ho paura)

 

 

 

 

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