Francamente

Mese: settembre, 2011

Interrogazione

Ho un figlio di 14 anni, responsabile, serio, ma molto spaventato dalla sua prima liceo. Colpa anche mia, credo, del terrorismo psicologico con cui gli ho riempito, senza volerlo, l’estate. E’ che ero spaventata anch’io. Lo sono ancora. Come lui.
Faccio fatica a contenermi nel mio ruolo, che è quello di madre, di preparatore atletico, di meccanico ai box, di tifosa. Vorrei scendere in campo io al suo posto e glieli sbaraglierei tutti, i suoi fantasmi. Che vengano a chiederlo a me di raccontare il neolitico! Ma non si può e, anche se si potesse, sarebbe sbagliato.
Quindi rimango qui ferma, ai box, ad aspettare che ritorni più o meno malconcio dalla sua prima interrogazione di storia al liceo.

Ispirato da http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2011/09/spaventato.html

Ho imparato

Ho imparato che mi piacciono tutte quelle cose, e quelle persone, che ci si impiega un po’ a capirle.

Ho imparato che per raggiungere traguardi lontani devo preoccuparmi solo dello scalino davanti ai miei piedi, superato il quale penserò a quello successivo.

Ho imparato a prendere il mondo a porzioni, attraverso una macchina fotografica.

Ho imparato ad ascoltare il mio corpo (ma quanto parla!).

Ho imparato che mi piacciono le storie. Leggerle, ascoltarle, raccontarle.

Ho imparato che, nel dubbio, devo correre. Non ho ancora imparato a fermarmi in tempo.

Ho imparato il valore della lentezza.

Ho imparato a fare i pancakes (vabbeh, questa era facile…).

Ho imparato che l’affetto di qualcuno non dipende quasi mai da quanto fai per meritartelo. Voler bene non gode della proprietà simmetrica (che male impararla, questa, in entrambi i sensi)

Ho imparato che mi riescono meglio le maratone dei cento metri piani.

Ho imparato che ho bisogno di qualcuno. Ma non ho ancora imparato a chiedere aiuto.

Ho imparato a fare, e usare, le to-do lists.

Ho imparato che le lacrime sono come le stanze dell’albergo di Hilbert: ce n’è sempre una libera per un visitatore in più.

Ho imparato a rispondere alla domanda “Quanti anni hai?” con “Uhm, non saprei, sono del 1971” (Se proprio è così importante fattelo tu, il conto.)

Ho imparato che dispongo di enormi quantità di forza, di coraggio, di entusiasmo. E questo può essere un problema.

Ho imparato che nessuno può neanche lontanamente immaginare quale sia il mio bene. E che quindi me ne devo occupare io.

Ci ho messo quarant’anni, ma ho imparato.

Luogo comune del quarantenne

Quindicimila giorni secchi son passati,

quindicimila occasioni già sfumate,

quindicimila soli invano nati

ora ad ora contati

in questo austero, ma grottesco gesto

di dar la corda a orologi finti

per cercare, negli anni trascurati,

la pazienza di vivere anche il resto.

(Luogo comune del quarantenne – José Saramago)

Riflessione sull’orlo

I precipizi si trovano spesso in posti meravigliosi.

Forse è perchè il fiato te lo possa togliere il panorama prima che tu decida di regalarlo ad un ultimo volo.

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