Come carta, come mosca.

di francaberbenni

La giornata luminosa che vede incorniciata dalle sue finestre sembra finta: l’ottimo lavoro di qualcuno che deve aver dipinto i vetri con i verdi brillanti di quegli alberi ed il blu intenso di quel cielo.

La realtà è la maglia grigia che si è buttata addosso, i capelli in disordine come tutto il resto, la penombra in cui cerca di tenere quella stanza. La realtà è quel corpo contratto che cerca di appallottolare come un foglio di carta su cui è stato scritto qualcosa di sbagliato, per buttarlo via, per non vederlo più.

Non ne ha un altro, di corpo, non c’è un’altra vita per riprovare da capo a scrivere una storia diversa.

Mandare tutto al diavolo, certo: quante volte ne è stata tentata. Rendere quel “Basta!” molto più di un pensiero, molto più di una parola urlata sotto un cuscino.

Si chiede se ne sarà mai capace. Io temo di no.

Riprenderà quel foglio appallottolato gettato in un angolo, lo stenderà con le mani, con forza, piangendo la rabbia su quelle pieghe che non andranno più via, su quei segni sbagliati che lo imbrattano e riproverà a scrivere un’altra storia sul retro, probabilmente in un angolo.

Parole che si vergognerà di mostrare su quella pagina così stropicciata e sporca.

E’ fatta così.

E’ una mosca che sbatte continuamente contro il vetro perchè vede la luce a portata di mano.

Si illude ogni volta ed ogni volta non trova la strada.

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