Finzioni

di francaberbenni

Sto leggendo Le ore (M. Cunningham) mentre vado e torno dal lavoro, mentre a casa, sotto le coperte, mi faccio tenere compagnia da Sette tipi di ambiguità (E.Perlman).

Nelle pagine che ho letto ieri sera a casa ed in quelle di stamattina in metropolitana c’è una scena molto simile: un uomo che scoppia a piangere. In entrambi i casi è un evento piuttosto inaspettato: l’uomo è stato, fino a quel momento, un personaggio dal carattere forte, risoluto, di successo, ammirato e anche un po’ invidiato. L’obiettivo doveva essere quello di sorprendere il lettore.

Ieri sera ho provato fastidio. Ho chiuso il libro e ho spento la luce. E’ stato abbastanza facile dirmi che ero stanca, che avrei dovuto svegliarmi presto l’indomani.

Ma questa mattina altre lacrime d’uomo adulto sono uscite da altre pagine, da un’altra storia.

Non ero ancora arrivata alla mia fermata e c’è stato tutto il tempo per ricordare quando è stato che ho smesso di stupirmi delle lacrime di un uomo.

Ma soprattutto quando è stato che ho smesso di crederci.

Sempre troppo tardi.

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