Una strana sensazione

di francaberbenni

Domenica pomeriggio.

Il tavolo della cucina è ingombro di libri di scuola, penne, quaderni aperti, dizionario.

Sto qui in un angolo a leggere un libro mentre Diego, nella sua felpa nera, affronta i compiti per domani.

Fino all’anno scorso nessuna domenica veniva lambita dalla scuola. Quest’anno le cose hanno preso una piega diversa.

Lo sento borbottare. Controlla una cosa su un libro, poi cerca un termine sul vocabolario, poi ripete a bassa voce una coniugazione, bisbiglia un “La so!”, scrive qualcosa sul quaderno e ritorna sul libro a cercare la frase successiva.

Mi ha chiesto se potevo restare lì con lui. Solo per compagnia.

Faccio finta di leggere, in realtà. Non posso che osservare lui, guardarlo muoversi sciolto e deciso tra tutta questa carta. E’ incredibile quanto possa essere bello un adolescente concentrato, mentre si muove tra memoria e logica.

Ad un certo punto ha un’esitazione. Lo vedo ripercorrere con gli occhi quaderno-libro-dizionario più volte. Qualcosa non gli torna.

Alza gli occhi una frazione di secondo dopo che io ho abbassato i miei sul mio libro-per-finta.

“Mamma scusa. Guarda un attimo questa frase di latino. Io l’avrei tradotta così ma non sono convinto”. Mi godo ancora per un istante quello sguardo adulto che sempre più spesso riesce a rivolgermi, poi guardo il suo quaderno.

Prima o poi doveva succedere.

Gli sorrido e gli rispondo: “Mi dispiace, non lo so”.

Lo sa che non ho mai studiato latino in vita mia ma la risposta sembra un po’ sorprenderlo.

L’avverte un po’ anche lui, come l’avverto io, questa strana sensazione.

E me lo dice.

Mi dice: “Che strano, mamma”, con un tono in cui c’è dentro tutto il suo stupore ed il germoglio di una nuova consapevolezza.

“Che strano” lo sente anche io, da qualche parte.

Mentre mi ripeto che va tutto più che bene, che è giusto così, che sta diventando grande e che sono fiera di lui anche per questo.

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