Inganno bisogni

bisogni

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Letture premasticate

A mio figlio non piace leggere.

Credo sia un fastidio condiviso da molti adolescenti. Solo che io non mi do pace.

So bene che non va forzato, che si diventa persone per bene anche senza la passione per la lettura, che se si insiste si ottiene l’effetto contrario, eccetera.

Lo so.

Però è più forte di me, ogni occasione è buona (nella intenzioni, perchè nei risultati è sempre fallimentare) per proporre un libro.

L’insegnante di italiano che ha quest’anno sembra agguerritissima su questo punto: ha dichiarato fin dal primo giorno che dovranno leggere un libro al mese. Potevo lasciarmi scappare un’alleata così?

Il primo libro è stato Il più grande uomo scimmia del Pleistocene (Roy Lewis). I primi capitoli li ho letti sulla versione cartacea, lasciando un sacco di commenti a margine: il libro è divertentissimo e quindi segnavo un sacco di “ahahaha!!!”; è inoltre pieno di velati riferimenti al mondo di oggi, nonostante sia ambientato nella preistoria e quindi scrivevo qua e là: “Cosa ti ricorda questa riflessione?” ecc…. Insomma, sapendo che per lui sarebbe stato faticoso, ho battuto un po’ il terreno e tolto qualche fronda, cercando di rendere un filo più accattivante l’idea di leggere qualche pagina in più (se voleva smettere di leggere ma vedeva che due pagine dopo c’era un “AHAHAHAHA!” continuava a leggere anche se poi, arrivato a quel punto, non riusciva a capire perchè mi divertissi tanto…).

Questo è durato fino a circa la metà del libro. Poi, per motivi organizzativi, mi sono scaricata la versione digitale sull’ebook reader in modo da poter continuare la lettura lasciandogli a disposizione il libro cartaceo.

Il libro l’ha terminato ieri e in questi giorni preparerà la recensione, dopodichè mi sentirò libera di pubblicare anche la mia.

Ora c’è da iniziare il nuovo libro: Lo scudo di Talos (Valerio Massimo Manfredi). Ieri gli stavo dicendo che si tratta di un libro molto diverso, un po’ più storico, meno divertente ma sicuramente più avventuroso. Io mi sono già procurata la versione digitale.

Ma.

Il ragazzo mi ha chiesto di leggere il cartaceo e di pasticciarlo con i miei commenti. Dice che così gli pesa meno leggere.

Fermo restando che scrivere commenti abbastanza idioti a margine di un libro  è una delle mie attività preferite, ora ho qualche dubbio: gli sto dando uno scalino intermedio affinchè sia meno spaventoso affrontare un libro da solo o lo sto viziando?

Come carta, come mosca.

La giornata luminosa che vede incorniciata dalle sue finestre sembra finta: l’ottimo lavoro di qualcuno che deve aver dipinto i vetri con i verdi brillanti di quegli alberi ed il blu intenso di quel cielo.

La realtà è la maglia grigia che si è buttata addosso, i capelli in disordine come tutto il resto, la penombra in cui cerca di tenere quella stanza. La realtà è quel corpo contratto che cerca di appallottolare come un foglio di carta su cui è stato scritto qualcosa di sbagliato, per buttarlo via, per non vederlo più.

Non ne ha un altro, di corpo, non c’è un’altra vita per riprovare da capo a scrivere una storia diversa.

Mandare tutto al diavolo, certo: quante volte ne è stata tentata. Rendere quel “Basta!” molto più di un pensiero, molto più di una parola urlata sotto un cuscino.

Si chiede se ne sarà mai capace. Io temo di no.

Riprenderà quel foglio appallottolato gettato in un angolo, lo stenderà con le mani, con forza, piangendo la rabbia su quelle pieghe che non andranno più via, su quei segni sbagliati che lo imbrattano e riproverà a scrivere un’altra storia sul retro, probabilmente in un angolo.

Parole che si vergognerà di mostrare su quella pagina così stropicciata e sporca.

E’ fatta così.

E’ una mosca che sbatte continuamente contro il vetro perchè vede la luce a portata di mano.

Si illude ogni volta ed ogni volta non trova la strada.