Funerale

Credo sia successo a tutti di immaginare il proprio funerale.

Magari con un sacco di gente, dentro e fuori la chiesa, i fiori, gli occhiali scuri, e le lacrime. Tante lacrime.

Io immagino sempre un gruppetto di persone che, dopo la cerimonia, si ferma a chiacchierare nel cortile della chiesa o fuori dal cancello del cimitero.

Sono persone che non si conoscono tra di loro. Anni fa ne immaginavo due o tre, man mano che il tempo passa se ne aggiunge sempre qualcuna ed ora il gruppo è abbastanza sostanzioso.

Mi fermo ad ascoltare le parole di queste che sono le persone a me più vicine, quelle con cui parlo più spesso, quelle che interrogate risponderebbero “Oh, certo, la conoscevo benissimo!”.

E la tengo lunga, questa fantasia, soffermandomi sui loro abiti, o sul loro racconto di come ci siamo conosciuti, sulla confidenza di piccoli aneddoti. La tengo lunga per godermi la scena finale, per ritardare il momento in cui assumono un’espressione imbarazzata perchè, dal racconto degli altri, a tutti viene il serissimo sospetto di trovarsi al funerale sbagliato.

E’ un pensiero che mi diverte per qualche secondo.

Poi, naturalmente, ne capisco il senso.

A quel punto scrollo le spalle e cerco del cioccolato.

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