Corrispondenza

da: diego.qualchecosa@hotmail.it

a: franca.berbenni@gmail.com

Caro Babbo Natale,
come stai? Come sta andando con il tuo faticoso lavoro?
Io sto benone, mi sono ambientato molto bene nella mia nuova scuola, soprattutto con i miei nuovi compagni, e ne sono molto felice.
Dato che quest’anno ho cercato di comportarmi nel miglior modo possibile e che non sto andando male a scuola, vorrei chiederti per Natale un gioco per il computer che mi piace moltissimo.
Si tratta di MX Simulator ed il suo sito è mxsimulator.com. Il gioco non deve essere spedito ma si ha tramite un download. Questo gioco mi piace molto perchè è pieno di un’infinita di piste e di moto, tra cui il mio RM125.

Grazie e Buon Natale!

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(lettera vera che lascerò sotto l’albero)

Caro Diego,
grazie mille per la tua bella lettera.
Io sono molto affaticato ma ormai il più è fatto e già sto pregustando i lunghi giorni di riposo che mi aspettano.
D’altra parte è un lavoro che svolgo molto volentieri, nonostante la gran fatica e la frenesia degli ultimi giorni: mi piace essere proprio io quello che, con un piccolo regalo, riesce a complimentarsi con chi, come te, fa del suo meglio per un anno intero!
Ho trovato il gioco che mi hai chiesto: tutte le istruzioni sono in una e-mail che ho lasciato in una speciale cartella che troverai nella tua posta elettronica.
Spero che il gioco sia proprio come te lo aspettavi e che ti possa ripagare della fatica che hai fatto in quest’anno così impegnativo.
Ricordati però che è un gioco e che non devi esagerare. Ricorda anche un’altra cosa: io sono molto contento che tu vada bene a scuola, ma per il prossimo anno vorrei che ti impegnassi anche su un altro obiettivo, quello di tenere pulita e in ordine la tua camera.
So che non mi deluderai neanche questa volta.
Buon Natale !

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Solo nebbia

Scendo dall’autobus e me lo trovo lì, appoggiato a quel muro, le mani in tasca, la testa un po’ incassata tra le spalle ma gli occhi rivolti in su, a cercare i miei.

I miei passi assumono subito il ritmo della resa mentre mi avvicino. Abbasso lo sguardo sull’asfalto umido di nebbia e sui miei piedi illuminati a stento dalla luce del lampione.

Sono in trappola.

Lui non ha ancora mosso un muscolo ma quegli occhi che mi guardano hanno già stipato discorsi interi nella distanza tra noi. Li percorro tutti, sentendo sul viso ogni singola parola non pronunciata mentre mi avvicino.

Sono stanca e scoraggiata. Ma se non lo fossi lui non sarebbe qui.

Ci incamminiamo, lenti, stringendo ciascuno il proprio giubbino dall’interno.

Fa freddo.

Più dentro che fuori.

Mi piace camminare. Camminare mi aiuta a pensare. Camminare  è la mia condizione naturale:
le scelte più coraggiose, le risposte più sincere le ho sempre raccolte al ritmo dei miei piedi su una strada.

Lui lo sa. E’ per questo che stiamo camminando adesso. Dal buio al mio fianco mi arriva il suono della sua voce: “Ce la fai?”

E’ il tono, che mi frega. Non mi lascio avvicinare da nessuno che non mi convinca prima con il suo tono di voce. Lui ha avuto vita facile fin dal primo incontro.

Se ce la faccio, mi chiede.

Mi fa la stessa domanda da anni, forse decenni. Eppure ogni volta sembra nuova perchè sorvola una geografia diversa di sconfitte e delusioni.

Anche la mia risposta non cambia: “No, questa volta credo di no”.

Sorride, anche se non lo vedo. Sta pensando a quello che penso io: se non ce l’avessi fatta ogni volta che credevo di non farcela, avrebbe smesso di aspettarmi nelle sere di nebbia alla fermata dell’autobus già da un pezzo.

A volte credo che lui compaia con un preciso intento: quello di farmi camminare per un po’ al buio ascoltando i suoi passi e che sia quello specifico ritmo a farmi sollevare un attimo lo sguardo sullo squallore della mia vita e a permettermi ogni volta di trovare uno spiraglio, minuscolo, in qualche angolo.

Che sia maledetto per questo.

Faccio in tempo a pensarla, la maledizione.

Ed al mio fianco i passi non ci sono più.

Solo nebbia.