Francamente

Mese: marzo, 2012

Bonus

“La chimica non è altro che una sequenza di osservazioni banali.

Il difficile è la sequenza”

(E.C.)

Uno dei bonus con cui integro la mia busta paga.

Panini

Ha 11 anni e una curiosità incontenibile.

Lo sto aiutando a ripassare geografia che domani ha la verifica sul clima dell’Europa. Davanti ha la cartina che gli ho srotolato con l’intento di aiutarlo ad orientarsi tra le varie aree di cui parliamo.

E’ più o meno tra i licheni e la tundra che mi accorgo che l’ho perso. I suoi occhi vagano un po’ troppo  a sud su quella cartina.

“Che c’è?” gli chiedo.

“Sto cercando un Paese”

Dico addio al clima continentale e gli chiedo “Quale?”.

Non se lo ricorda, sa solo che è lì, tra i paesi dell’Europa orientale. Passa il dito tra Ucraina e Grecia un paio di volte senza stanarlo. Per cercare di guadagnare qualche minuto glieli nomino tutti, ma non c’è.

So per esperienza che a 11 anni i ragazzi hanno una geografia che per metà è quella che conosciamo anche noi e per metà se la sono inventata per conto loro. Provo a chiedergli allora che cos’ha di particolare questo Paese che vuole mostrarmi a tutti i costi.

“E’ il paese famoso per i panini che piacciono a me!” mi dichiara entusiasta.

I panini?!? Ma che diav….

Poi, improvvisa, l’illuminazione.

E con tutta la serietà che riesco a dipingermi addosso gli sposto il dito un po’ più a sud, mentre gli spiego che non è in Europa, la Turchia, non ancora, anche se a quanto pare ci ha già mezzo conquistati con il suo kebab.

Starnuti

Luca lo ripeteva spesso, ogni volta che se ne presentava l’occasione: “Attenta a non fare mai confusione. L’amore e il matrimonio sono due cose distinte e non collegate”.

Io avevo ancora l’età dei sogni e delle illusioni, sorridevo mentre mi aggrappavo alla mia giovane certezza che non fosse così, quella certezza fatta di cartoni animati e romanzi in cui tutto, o quasi, succedeva per amore.

Luca ci provava, a spiegarmelo. La cosa che lo divertiva di più era la promessa di amore eterno: “Ma ti rendi conto? Ti chiedono di promettere che amerai una persona per tutta la vita, come se tu potessi deciderlo davvero!”.

Io mi rabbuiavo un po’. Ma come? Io voglio amare il mio principe azzurro per tutta la vita e  mi aspetto che anche lui mi prometta la stessa cosa. Saremo felici e avremo tanti bambini. Certo che posso decidere chi voglio amare! Pensavo che fosse tutta una scusa, quella di Luca. Lui era così bello, le ragazze se lo contendevano, dal suo punto di vista era più facile stabilire che non dipendesse da lui e vivere ogni storia che gli si presentava piuttosto che prendersi un impegno con una sola persona. “Vedila come vuoi” mi rispondeva “ma hai appena definito l’amore un impegno”. Non mi piaceva essere colta in fallo così spietatamente.

Però, gli dicevo, se vuoi creare una famiglia, crescere dei figli, comprare una casa devi contare sulla fedeltà della persona che ami. Eravamo seduti sulla nostra panchina preferita e guardavamo distratti la gente che si godeva le prime giornate tiepide dopo il lungo inverno. Lui si passò le mani sulla faccia e tra i capelli e per un attimo pensai a tutto quello che sarei stata disposta a dare, perchè quelle mani fossero state le mie. “Non ti innamori di una persona perchè vuoi comprare casa. Ti innamori perchè quella persona ti fa stare bene, perchè ti completa, per un sacco di altri motivi. Ma non per comprare casa. Poi ci sono progetti importanti che si affrontano meglio in due e per i quali è importante scegliere la persona giusta. Il matrimonio dovrebbe sancire e regolare questo tipo di unioni e lasciar perdere l’amore, sarebbe tutto molto più semplice. Facciamo finta che io e te siamo innamorati”.

Pregai che fosse troppo preso dal suo ragionamento per accorgersi che la sola ipotesi mi scatenava l’inferno dentro. “Se fossimo innamorati tu saresti la persona più importante al mondo per me. E sarebbe con te che vorrei realizzare i miei progetti più importanti. Ti chiederei quindi una promessa: la promessa del tuo impegno a realizzare con me alcuni progetti, come la crescita di un figlio, l’acquisto di una casa, un viaggio insieme alla scoperta del Tibet. Potrei anche chiederti di promettermi di aiutarmi nel caso mi dovessi ammalare o dovessi perdere il lavoro. Ma sarei davvero stupido a chiederti di amarmi per sempre perchè, quello, non dipenderebbe da te.”

In quel momento gliel’avrei promesso eccome, insieme allla casa, ai figli e al Tibet. Era adorabile. Sia quando mi parlava, guardandomi come se le parole dovessero entrarmi dagli occhi, sia quando stava zitto e guardava altrove.

“Si può promettere un impegno, niente di più. Promettere un amore è come promettere che non starnutirai mai: se succede è solo un caso, non certo merito tuo. La promessa la pretende chi non ha mai amato. Se ami lo sai che non puoi farci niente.”

Si alzò in piedi e si stiracchiò al sole. Io recuperai in fretta la borsa dei libri che avevamo appena comprato durante la nostra scorribanda ed ero pronta a seguirlo in capo al mondo. Ma lui era fermo lì, non andava da nessuna parte. Mi appoggiò le mani sulle spalle e non lasciando scampo al mio sguardo mi disse: “Giurami che non farai mai promesse sui tuoi sentimenti e che non pretenderai mai alcun diritto sui sentimenti altrui”.

Devo avergli balbettato una risposta idiota che ho dimenticato.

Lui sostiene invece che ho giurato.

Ringraziamento

Capita di scoprire, con stupore e incredulità, che quello che vorrei dire l’ha già detto qualcun altro e molto meglio di quanto avrei mai potuto dirlo io.
Che l’abbia fatto in una poesia, genere a cui sono notoriamente allergica, mi disturba un po’. Anche se questa assomiglia molto poco ad una poesia: basta togliere gli “a capo” e diventa prosa toccante.
E’ una poesia per finta.
Secondo me l’ha scritta in versi per fare in modo che chi dice di non amare la poesia non la potesse mai trovare.
Se non per caso, se non per una certa predestinazione.
Furbissima, la Szymborska.

 

RINGRAZIAMENTO (Wislawa Szymborska)

 

Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.

 

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.

 

Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l’amore non può darlo,
ne’ riesce a toglierlo.

 

Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come un orologio solare,
capisco
ciò che l’amore non capisce,
perdono
ciò che l’amore non perdonerebbe mai.

 

Da un incontro a una lettera
passa non un’eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.

 

I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.

 

E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che si trovano in ogni atlante.

 

E’ merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.

 

Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.

 

“Non devo loro nulla” –
direbbe l’amore
su questa questione aperta.

Marika

Marika è una ragazzina deliziosa: 11 anni ed un sorriso dolcissimo.

Viene da me due volte alla settimana, facciamo i compiti insieme.

Marika ha sempre dei vestiti bellissimi.

Marika quando non capisce sorride. Quando invece conosce la risposta è molto seria.

Marika sorride tantissimo.

Marika cerca di nascondersi.

Marika nei temi parla dei centri commerciali.

Marika ha paura di diventare grande.

Quando le dico di scegliere una penna tra quelle mie di tutti i colori lei sceglie sempre quella rosa.

Marika diventa invisibile quando qualcuno inizia a fare qualcosa al posto suo.

Marika ti ho trattata bruscamente l’altra sera: ti ho detto con tono deciso che la devi smettere di farti trattare da stupida, che stupida non sei. Ti ho guardata seria con il mio sguardo da adulta e ti ho detto che crescere significa che le cose belle non ti capitano più, che devi andartele a prendere e che prima devi volerle. I tuoi occhi bambini li hai abbassati. Ti sei fatta ancora più minuta mentre provavi disperatamente a sorridere.

Non ho dormito quella notte e neanche quella dopo.

Oggi sei venuta da me con un bel voto preso nella tua materia peggiore. E durante la lezione hai sorriso pochissimo. Lo hai fatto solo alla fine, mentre mettevi via i tuoi quaderni e mi dicevi: “Forse stasera la mamma mi porta da Mac Donald’s”.

Sei uscita da quella porta già da un paio d’ore, con un passo che non ti avevo mai visto e con un sorriso molto diverso dai soliti tuoi. E io continuo a sorridere adesso, da sola, guardando quella porta, perchè non mi è chiaro quando hai deciso di darmela tu, una lezione.

E’ splendido vederti crescere, Marika.

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