Forse era meglio se leggevi Motosprint

Lunedì di Pasqua siamo rimasti a casa. Iniziava il campionato di motocross quindi era perentorio non allontanarsi troppo dalla tv.

La mattina è trascorsa tranquilla fino a quando  ho avuto una pessima idea: invitare l’adolescente a leggersi uno dei due quotidiani comprati il giorno prima e ancora vaganti per casa. Almeno un paio di articoli non troppo a ridosso delle pagine sportive, tra l’altro dolorosissime per lui perchè stampate quando sopravviveva ancora una debole speranza per Valentino Rossi.

Doveva essere un po’ annoiato, perchè senza tante storie ha preso in mano il Corriere della Sera mentre io mescolavo gli ingredienti di una torta salata.

“Renzo Bossi è un consigliere regionale?” mi ha chiesto dopo qualche minuto con con un po’ di stupore. “Eh sì” ho risposto. “Qui dice che è stato bocciato due volte alla maturità e non è molto chiaro come l’abbia superata al terzo tentativo”. Gli ingredienti erano davvero faticosi da mescolare e non ho alzato gli occhi, non avrei potuto sopportare lo sguardo incredulo di un ragazzo a cui l’impegno e il successo scolastico sono stati imposti come condizione prima e inderogabile per qualunque cosa fin dal primo giorno di scuola materna.

“Eh però poi si è laureato” ha continuato lui con quell’ironia che gli esce abbastanza di rado e che è, per questo, ancora più tagliente.

Ho sperato che girasse pagina, che leggesse qualcos’altro. Ma Renzo Bossi aveva in qualche modo attirato la sua attenzione: è un ragazzotto molto più vicino a lui di quanto non lo siano gli altri politici, una sorta di anello mancante che avrei preferito continuasse a mancare.

“Ma scusa, per essere consiglieri regionali non bisogna essere eletti?” A scuola stanno facendo un po’ di educazione civica e l’insegnante si sta mettendo d’impegno, partendo proprio dalla Costituzione. Gli ho confermato che il Consiglio regionale è un organo elettivo. “Quindi non è lì perchè l’ha nominato suo padre…”. Ho iniziato ad intuire dove voleva andare a parare e ho rovesciato un po’ di farima. “No. E’ stato eletto”

“Stai scherzando…” mi ha detto.

“Mi piacerebbe molto”, ho risposto.

Ed è arrivata, alla fine, la domanda che non avrei mai voluto sentire: “Vuoi dire che c’è stata un sacco di gente che l’ha votato??”

Ho cercato di spiegargli che no, probabilmente no, che dipende molto dal sistema elettorale: i voti raccolti da un partito si traducono in posti di consigliere regionale che il partito assegna ai propri candidati inseriti in lista in ordine, come dire, di opportunità.

“Renzo Bossi era opportuno?”

Io non sono più riuscita a sostenere lo sguardo di un adolescente che si è accorto di una porcheria fatta da adulti che pretendono da lui serietà, impegno, senso di responsabilità, correttezza, onestà.

“Mamma, tu non hai votato vero?”. Non importa nemmeno per chi. E’ il gesto che improvvisamente diventa qualcosa di cui vergognarsi, perchè ha contrbuito a legittimare una situazione indifendibile. E io lo so bene che non andare a votare è molto, molto peggio. Ma vallo a spiegare ad un quattordicenne che sta leggendo su un giornale che un ragazzo poco più grande di lui, senza nè arte nè parte, si è trovato a fare il consigliere regionale, a guadagnare un sacco di soldi e, come se non bastasse, a pretenderne pure altri. Come se rubare una volta non fosse abbastanza.

Io lo so che la classe politica in questo periodo sta affrontando problemi enormi. Ma la prossima volta che si riempiono la bocca sui giovani, su come sono (bamboccioni, mammoni, sfigati, annoiati, senza valori, ecc.) vorrei che tenessero presente che a volte succede, in una famiglia normale, in un normale giorno festivo, che nelle mani di un adolescente finisca un quotidiano. E che per quel poco che un adolescente annoiato, svaccato e intrippato di videogames può capire i politici sono poco più di una barzelletta che non fa nemmeno più ridere.  A noi adulti possono raccontare che non sapevano, che non sembrava, che sono sereni, che era necessario, che fa parte del sistema, che  in fondo è anche giusto che sia così ma un ragazzino ha in mente il bianco e nero, se ne fotte delle sfumature, non lo freghi con qualche parola in più.

Se credono davvero che toglierci un po’ di soldi dalle tasche sia il danno maggiore che ci stanno facendo si sbagliano di grosso: stanno scoraggiando chi ancora crede che il mondo abbia delle regole che valgono per tutti, che l’impegno ripaga, che la serietà e l’onestà sono valori imprescindibili per ottenere il rispetto anche solo del vicino di casa e a maggior ragione di chi ti da’ fiducia votandoti. E questo non glielo perdono.

Perchè i soldi versati in tasse, con un po’ di fortuna e impegno posso riguadagnarli e  a quel punto li avrò dimenticati.

Dimenticare lo sguardo di compatimento che mio figlio ha rivolto a me e a tutto quello che gli vado ripetendo da quattordici anni, la vedo invece un po’ più dura.

Mi vergogno un po’ ad ammetterlo ma per un attimo mi sono pentita di avergli proposto di alternare Motosprint con un quotidiano. Ha ragione lui, in fondo: da una parte gli si propone il Trota e dall’altra Valentino Rossi. E’ molto più serio il secondo.

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