Francamente

Mese: maggio, 2012

Riti

Salgono sulla metropolitana insieme ogni mattina, al capolinea, e si siedono vicini. Lui tiene in mano la copia di un quotidiano gratuito.

Iniziano a leggere insieme fin dalla prima pagina. Si soffermano soprattutto su quelle di politica e di attualità. A volte lei parla sottovoce, commenta. Lui mai.

Saltano di netto le pagine dello sport e quelle del gossip. Lei tenta di soffermarsi un po’ di più sulla pagina dei viaggi o su quella dei libri; lui controlla i programmi in tv. Poi arrivano all’ultima pagina, quella dell’oroscopo, e si prendono in giro commentando le rispettive previsioni.

Scendono insieme ad una femata che varia tra Porta Romana e Montenapoleone. Lo decidono prima di iniziare a leggere il giornale: “Oggi dove scendiamo?”. Probabilmente arrivano molto presto e c’è tempo per una passeggiata.

Chi li seguisse vedrebbe che fanno un lungo giro a piedi per arrivare fin sotto a quello che deve essere l’ufficio di lei, sempre chiacchierando a bassa voce.

Poi si sorridono augurandosi una buona giornata. Per un attimo sembra sempre che lui si abbassi per darle un bacio sulla guancia ma ogni volta si trattiene. Lei gli accarezza un braccio e gli dice qualcosa del tipo: “Mi raccomando, fammi sapere come va”.

Lui si allontana, incamminandosi con lo zaino pesante di libri verso la scuola e voltandosi più volte a sorriderle, per vedere se anche se lei si volta e sorride: piccolo incitamento che ogni mattina chiede con lo sguardo a sua madre, piccolo rito scaramantico a cui anche lei non vuole più rinunciare.

 

Insisto

insisto

Quesito per genitori (e insegnanti)

Domani mio figlio, prima liceo, ha l’ultima verifica dell’anno di scienze.

Finora se l’è cavata discretamente e non è teoricamente a rischio anche se scienze è una materia particolarmente ostica per la maggioranza della sua classe. Fonte di un po’ d’ansia generalizzata, quindi.

Non so bene come, e non voglio saperlo, sono riusciti ad ottenere l’elenco delle domande che lo stesso professore ha assegnato ad una sezione diversa qualche giorno fa. Le fotocopie sono state distribuite in gran segreto a tutta la classe.

Mio figlio mi ha telefonato per farmi due domande che io non mi sarei mai sognata di fare a mia madre quando avevo la sua età:

1 – è giusto guardare quella fotocopia?

2 – secondo me (secondo me???) se il professore venisse a saperlo si arrabbierebbe?

Io sono abbastanza provata da 10 minuti di telefonata con un adolescente in cerca di certezze e temo di non essermela cavata benissimo

Voi cosa avreste risposto, che magari lo richiamo e aggiusto il tiro?

 

Legittima difesa.

Ci sono prigioni invisibili a tutti tranne che a noi stessi, a noi che le abbiamo costruite.

Hanno sbarre che si spostano: alcuni giorni ti sembrano togliere tutto lo spazio fino a prenderti anche il fiato. Tu lo sai che non stringono per sempre, che prima poi si riallontanano. E’ un respiro, anche il loro. Eppure ogni volta l’assedio sembra più lungo, ogni volta temi che qualcosa si incepperà, che quelle sbarre ti stritoleranno e tu non avrai scampo.

Tutto avviene mentre il mondo segue il suo binario: mentre piove e poi torna il sole, mentre la gente compra il pane e si lamenta delle mancate mezze stagioni, mentre continui a prendere l’autobus alla solita ora, a comprare il giornale la domenica mattina, a fare torte, a leggere libri, a non fare rumore, a non dare fastidio.

Dovresti urlare, chiedere aiuto. E invece ti fai ancora più silenzioso ed allontani bruscamente chiunque ti passi accanto anche solo per sbaglio.

Hai bisogno di parlare, ne hai bisogno più dell’aria che respiri, perchè le parole danno forza e fanno scappare i fantasmi. Eppure cancelli ogni possibile occasione, ti crei intorno una bolla di silenzio dentro cui combatti all’ultimo sangue tutto il peggio che riesci ad inventarti.

Le parole sono tra le tue armi migliori e lo sai. Eppure smetti anche di scrivere. Continui invece a leggere, in modo compulsivo, cercando disperatamente una risposta, o qualcosa che assomigli ad una voce amica. Perchè il bello dei libri è che sono voci senza sguardi: parlano, a volte sembrano addirittura ascoltarti da quanto bene ti rispondono. Ma non ti guardano. E quindi non ti giudicano.

Le parole finiscono così per entrarti dentro a fiumi e non trovano il modo di uscire. Si mescolano ai tuoi desideri, ai tuoi sogni, ai tuoi pensieri, trasformandosi in un nuovo flusso, in nuova materia. Che non esce. E cresce, e ti opprime, e ti soffoca da dentro.

Scrivi, dannazione.

Scrivi.

Giornate così

Foto11
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