Legittima difesa.

di francaberbenni

Ci sono prigioni invisibili a tutti tranne che a noi stessi, a noi che le abbiamo costruite.

Hanno sbarre che si spostano: alcuni giorni ti sembrano togliere tutto lo spazio fino a prenderti anche il fiato. Tu lo sai che non stringono per sempre, che prima poi si riallontanano. E’ un respiro, anche il loro. Eppure ogni volta l’assedio sembra più lungo, ogni volta temi che qualcosa si incepperà, che quelle sbarre ti stritoleranno e tu non avrai scampo.

Tutto avviene mentre il mondo segue il suo binario: mentre piove e poi torna il sole, mentre la gente compra il pane e si lamenta delle mancate mezze stagioni, mentre continui a prendere l’autobus alla solita ora, a comprare il giornale la domenica mattina, a fare torte, a leggere libri, a non fare rumore, a non dare fastidio.

Dovresti urlare, chiedere aiuto. E invece ti fai ancora più silenzioso ed allontani bruscamente chiunque ti passi accanto anche solo per sbaglio.

Hai bisogno di parlare, ne hai bisogno più dell’aria che respiri, perchè le parole danno forza e fanno scappare i fantasmi. Eppure cancelli ogni possibile occasione, ti crei intorno una bolla di silenzio dentro cui combatti all’ultimo sangue tutto il peggio che riesci ad inventarti.

Le parole sono tra le tue armi migliori e lo sai. Eppure smetti anche di scrivere. Continui invece a leggere, in modo compulsivo, cercando disperatamente una risposta, o qualcosa che assomigli ad una voce amica. Perchè il bello dei libri è che sono voci senza sguardi: parlano, a volte sembrano addirittura ascoltarti da quanto bene ti rispondono. Ma non ti guardano. E quindi non ti giudicano.

Le parole finiscono così per entrarti dentro a fiumi e non trovano il modo di uscire. Si mescolano ai tuoi desideri, ai tuoi sogni, ai tuoi pensieri, trasformandosi in un nuovo flusso, in nuova materia. Che non esce. E cresce, e ti opprime, e ti soffoca da dentro.

Scrivi, dannazione.

Scrivi.

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