Media Fox.

Quando ho ricevuto il tuo sms ho rivisto tutti gli ultimi nove mesi.

A settembre eravamo entusiasti per la novità ma anche molto tesi e un po’ preoccupati.

Non si trattava più di scuola media, iniziavi la prima liceo scientifico, lontano da casa, in una grande città. Temevamo che la tua serietà e la tua autonomia non sarebbero bastate a scalare questa montagna, pensavamo che la scuola media che avevi frequentato non ti avesse preparato a sufficienza. Avresti incontrato nuovi professori, nuovi compagni, e tu non sei mai stato quello che fa subito amicizia con tutti. Avresti dovuto alzarti molto prima del solito, tornare a casa molto più tardi. Ci aspettavamo valanghe di compiti. Calcolavamo già a quale delle tue tre attività sportive avremmo dovuto ritagliare tempo prezioso.

Mi sono chiesta un sacco di volte come poterti aiutare in questo percorso ma non c’è stato bisogno che io facessi nulla. Come è tua abitudine ti sei risparmiato la fatica di tante parole e hai lasciato che a parlare fossero i fatti.

Tuo padre, orgoglioso di te almeno quanto me, ti ha incitato a modo suo: ti ha promesso l’abbigliamento completo da motocrossista della Fox, la tua marca preferita, se fossi stato promosso a giugno senza nemmeno un 6 in pagella. Un obiettivo piuttosto ambizioso che gli ho contestato non sai quante volte durante questi mesi. Perchè tu lo avevi preso molto sul serio e, quando ti consegnavano una verifica o venivi interrogato, esprimevi il risultato calcolando se ti manteneva o meno in “media Fox”.

Io l’ho odiata, la media Fox. Soprattutto nei momenti di difficoltà quando, nonostante la tranquillità ostentata dal tuo prodigioso autocontrollo, il tuo corpo trovava mille modi per buttare all’esterno la tensione che ti divorava ogni volta che potevi essere interrogato. Un sintomo sempre diverso che scompariva non appena con grande fatica riuscivo a farti confessare che, semplicemente, avevi paura.

Ti ho spiegato che la paura non solo è normale, ma è sana. Che le interrogazioni sono passaggi obbligati per arrivare alla fine dell’anno scolastico, per superarlo, e andare avanti. Che la paura va accettata e gestita. E che soprattutto nel tuo caso, con i risultati che man mano portavi a casa, poteva essere anche contenuta. A volte riuscivo a rasserenarti, il più delle volte no.

Come stamattina, mentre andavi ad affrontare l’ultimo giorno di scuola: temevi che la professoressa di italiano ti interrogasse in Epica, su quel brano che avevi faticato a comprendere. C’era il rischio di finire fuori media Fox, solo quello, che anche un 4 non avrebbe messo a rischio la promozione. Sulla metropolitana ho abbassato gli occhi sulle dita delle tue mani che ti eri letteralmente scorticato a sangue mentre sul tuo viso non si muoveva un muscolo.

E ho maledetto, per l’ultima volta, la media Fox.

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