Vacanza

Sono arrivata pallida e nervosa.

Nonostante una valigia enorme ed una eccellente sistemazione ero sicura che mi mancasse tutto.

I primi giorni salivo e scendevo le scale con la stessa velocità e lo stesso piglio con cui affronto tutto l’anno quelle della metropolitana. Pranzavo e cenavo in dieci minuti netti.

Tutti mi apparivano come abitanti di un altro pianeta: frivoli, rumorosi, fastidiosi, troppo giovani, troppo vecchi, troppo grassi, troppo magri, troppo pigri, troppo attivi.

Poi il mare ed il sole hanno fatto effetto.

Via via che la pelle si arrossava e poi si abbronzava aumentava anche il tempo che impiegavo a salire e scendere le scale dell’hotel, a raggiungere l’edicola, a mangiare un’insalata. Adesso mi ci vogliono almeno dieci minuti solo per bere il caffè.

Le rughe sulla fronte sono meno intense mentre quelle ai lati della bocca recuperano terreno.

E’ dalle piccole cose che ti accorgi di quanto avevi bisogno di una vacanza.

Magari il prossimo anno cerco di capirlo un po’ prima.

 

(scritto a giugno, mentre ero al mare, su un tovagliolino di carta e rimasto in fondo alla borsa fino ad oggi)

 

 

 

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