Deciso.

di francaberbenni

In fondo sei sempre stato così: silenzioso. Per te le parole hanno l’unica funzione di comunicare informazioni essenziali, per tutto il resto non vale la pena sprecarne. Praticamente impossibile riuscire a capire chi sei, che sensazioni provi, quali preoccupazioni ti assillano e quali sogni ti tentano.

Tutto circola dentro di te, protetto da un fuori impassibile. Fino a quando ritieni giunto il momento di comunicare il distillato dei tuoi ragionamenti: di solito è qualcosa che ci sposta di colpo tutti i punti di riferimento e che ci costringe ad una corsa affannata per adattarci ad un universo improvvisamente mutato.

Era già successo all’inizio della terza media. Da diversi mesi cercavamo di capire con te quale potesse essere l’indirizzo di scuola superiore più adatto. Andavi bene in tutte le materie, ufficialmente non te ne piaceva nessuna e nessuna sembrava esserti più congeniale di altre. Inoltre non esprimevi il minimo accenno ad un sogno o ad una aspirazione che riguardasse la tua vita da adulto. Cominciavo a preoccuparmi di dover scegliere quasi a caso il binario su cui lanciarti quando un sabato mattina di novembre, a colazione, mi hai detto: “Mamma, ho deciso. Da grande voglio fare il telemetrista. Quindi devo fare ingegneria meccanica. Quindi devo fare il liceo scientifico. Quello tradizionale, con il latino, così è più difficile ed è più probabile che in classe non abbia tutti quei casinisti che ho adesso alle medie”. Hai continuato a bere il tuo latte come se avessi appena fatto una banale considerazione sulla nebbia che c’era fuori.

Io mi sono seduta. Felice ed orgogliosa della tua scelta, certo, della tua determinazione, dei tuoi obiettivi, del tuo inattaccabile rigore logico. Ma disorientata nel rendermi conto che tu eri già giunto a destinazione quando io ero, e ti credevo, ancora alle prese con i bivi lungo il percorso.

E’ questo a stupirmi ogni volta: il vederti emergere in luoghi che non riesco mai a prevedere.

E ora l’hai fatto di nuovo.

I tuoi mal di stomaco delle ultime settimane avrebbero dovuto dirmi che c’era qualcosa che ti angustiava, ma credevo fosse un po’ dell’ansia che ti aveva dato del filo da torcere anche l’anno scorso. E invece era ben altro.

Qualche giorno fa, a tavola, ci hai comunicato la tua decisione di voler fare l’esperienza di una vacanza studio e di un anno di studio all’estero. Entrambi negli USA. Tu che non esci di casa neanche la domenica pomeriggio.

Mi accusi sempre di andare di corsa, di essere di fretta, di avere sempre troppe cose da fare ma ti assicuro che come riesci a farmi sedere tu, nessuno mai.

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