Saranno meglio di noi.

Abbiamo due computer sulla stessa lunga scrivania.

Su uno l’adolescente è impegnatissimo in una gara di motocross online.

Io accendo il secondo per la mia panoramica serale. Su un sito di informazione c’è il video di un’intervista ad un personaggio politico di questa campagna elettorale. Lo faccio partire, ascolto le prime domande, ricordo di averne già letto da qualche parte e lo interrompo.

L’adolescente senza spostare lo sguardo dal suo monitor mi chiede di lasciarlo continuare.

“Scusa?”

“Quello che stavi ascoltando. Lascialo. Che era interessante”

Ha ascoltato tutta l’intervista continuando a guidare virtualmente la sua moto e con in sottofondo il rumore di un motore due tempi che affrontava salti, curve e derapate.

Chissà se lo sanno, i politici, che ci sono ragazzini che li tengono d’occhio e d’orecchio, mentre tutti li crediamo distratti, superficiali, pigri e imbambolati davanti ad un videogame.

Mio figlio è un ragazzino come tanti: gli fa schifo la scuola e nei giornali guarda solo le pagine sportive. Se lui si ferma ad ascoltare un politico è molto probabile che lo stiano facendo molti altri come lui.

Ragazzini ancora un po’ immaturi. Ma con un’idea molto semplice, e  quindi molto rigorosa, del giusto e del meno giusto. Molto più di quella che abbiamo noi  adulti scesi a compromessi già troppe volte.

Ragazzini con la cui memoria è un po’ più difficile giocare.

Chissà se qualche politico ci pensa, quando parla.

Questo tra tre anni vota.

 

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Piano di rientro.

Temo di avere un problema.

Questa mattina chiacchieravo al telefono con un amico e siamo finiti stranamente a parlare di libri ed in particolare dei prossimi che vorremmo leggere. Si pensava di leggerne qualcuno in contemporanea, lui mi ha citato due titoli della sua wishlist ed io ho risposto che per me andava bene: li avevo entrambi nella mia libreria e non li avevo ancora letti.

E’ a questo punto che qualcosa ha cominciato a scricchiolare.

“Scusa, giusto per avere un’idea, quanti libri hai in attesa di lettura?”

“Mah non saprei, mi sembra di essere circondata da libri che devo ancora leggere, ma tanti non li leggerò mai, sono regali o acquisti sbagliati”

“Ok, quanti sono i libri che hai e che vorresti proprio leggere?”

“Non so…. una trentina credo…”

“Sarà il caso che tu pensi ad un piano di rientro!”.

Beh sì, non ha senso continuare a comprare libri quando ne ho una montagna a casa che non vedo l’ora di leggere. E allora, affascinata dalle parole “Piano di rientro”, con quel sapore di ordine e razionalità che mi piace tanto, oggi pomeriggio ho fatto il fatidico elenco.

Ne ho scartati tantissimi: tutti quelli che mi provocavano una curiosità media o bassa. E non ne ho messo più di uno per autore (con due sole eccezioni: Saramago e Sciascia).

Il risultato mi ha un po’ disorientata. L’espressione “piano di rientro” improvvisamente ha perso molto del suo significato. Leggo in genere una trentina di libri l’annoe quell’elenco è completamente fuori dalla mia portata. Ma soprattutto non potrei mai riuscire a non comprare più libri nel lunghissimo frattempo!

Per ora finirò i tre che ho in lettura.

Poi credo inizierò a scalare la montagna.

Con quale strategia ancora non so.