Saranno meglio di noi.

Abbiamo due computer sulla stessa lunga scrivania.

Su uno l’adolescente è impegnatissimo in una gara di motocross online.

Io accendo il secondo per la mia panoramica serale. Su un sito di informazione c’è il video di un’intervista ad un personaggio politico di questa campagna elettorale. Lo faccio partire, ascolto le prime domande, ricordo di averne già letto da qualche parte e lo interrompo.

L’adolescente senza spostare lo sguardo dal suo monitor mi chiede di lasciarlo continuare.

“Scusa?”

“Quello che stavi ascoltando. Lascialo. Che era interessante”

Ha ascoltato tutta l’intervista continuando a guidare virtualmente la sua moto e con in sottofondo il rumore di un motore due tempi che affrontava salti, curve e derapate.

Chissà se lo sanno, i politici, che ci sono ragazzini che li tengono d’occhio e d’orecchio, mentre tutti li crediamo distratti, superficiali, pigri e imbambolati davanti ad un videogame.

Mio figlio è un ragazzino come tanti: gli fa schifo la scuola e nei giornali guarda solo le pagine sportive. Se lui si ferma ad ascoltare un politico è molto probabile che lo stiano facendo molti altri come lui.

Ragazzini ancora un po’ immaturi. Ma con un’idea molto semplice, e  quindi molto rigorosa, del giusto e del meno giusto. Molto più di quella che abbiamo noi  adulti scesi a compromessi già troppe volte.

Ragazzini con la cui memoria è un po’ più difficile giocare.

Chissà se qualche politico ci pensa, quando parla.

Questo tra tre anni vota.

 

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