Ho scelto.

Non ho mai vissuto una campagna elettorale in modo così intenso.
Mai seguito così tante interviste e talkshow, mai letto così tanti articoli, opinioni, programmi.
Mai parlato così tanto di politica.

Per la prima volta vado a  votare sotto l’occhio vigile di un giudice severissimo, spietato, attento a cogliere ogni discostamente da quello che gli vado predicando da anni. Un giudice che si aspetta che la mia scelta sia motivata in maniera seria, come ho sempre preteso dalle sue. E che tenga conto del fatto che la mia scelta di oggi avrà un impatto anche sul suo, di futuro.

Andare a votare avendo in casa un figlio adolescente è un’esperienza che ha cambiato il mio modo di vivere la politica.

Nell’ultimo mese non c’è stato giorno in cui non si sia parlato di politica in casa mia. E’ stato sfiancante ma utile: mi ha costretto ad informarmi ed ora sento tutta la responsabilità e l’importanza del segno che traccerò sulla scheda elettorale.

E pensare che ero partita con l’idea di non andarci nemmeno, a votare.
Ma come giustificarlo di fronte a qualcuno a cui ho sempre contestato le scelte facili, le scelte di comodo?
Da lì è stata una discussione unica.
Il fatto che nè io nè mio marito siamo militanti di un partito ha reso ogni scelta possibile.
Nessuna tifoseria, al massimo qualche simpatia.
E poi giornali, trasmissioni televisive, internet, i pareri degli amici.

Ogni candidato, in fondo, andava dichiarando che avrebbe ridotto la disoccupazione, aiutato le imprese e le fasce più deboli, ridotto le tasse, lottato contro evasione e corruzione.
Sono cose grosse.
Con mio figlio abbiamo discusso su chi dei candidati era più credibile con quelle dichiarazioni, chi davvero avesse qualche possibilità di aiutarci a preparare l’Italia migliore possibile per quando, tra pochi anni, lui dovrà trovarsi un lavoro o scegliersi un’università o crearsi una famiglia. Su chi meglio incarnasse i princìpi di serietà, merito, competenza su cui ho sempre insistito.

Ci abbiamo messo un mese per arrivare ad una scelta che, con il senno di poi, era anche abbastanza semplice.
Ma come succede in tutti i viaggi il percorso conta più della destinazione.

Abbiamo schivato le promesse di chi la faceva un po’ troppo facile e la tentazione di buttare tutto in rabbia.

Come ho raccontato in passato questo blog è per mio figlio, perchè possa ritrovare qui pezzi di me e della nostra vita insieme quando io non ci sarò più.

Vorrei che si ricordasse della nostra prima campagna elettorale insieme, di come siamo arrivati ad una scelta, da quali princìpi ci siamo lasciati guidare.
Di quanti siano stati i dubbi. Di quanto sia stato faticoso.

Perchè anche quando sarà il suo turno di votare avrà la tentazione di non votare nulla o di votare a caso: informarsi non è facile, così come non è facile fare una scelta quando non c’è niente che ti convinca al cento per cento.

Ma è l’unico modo di essere cittadini. E di essere coerenti: non si può pretendere serietà e meritocrazia e poi votare quello che urla più forte o quello che ti sta più simpatico.
La politica non è uno spettacolo: il suo compito non è intrattenere ma guidare, chi è abile nell’uno non è detto che lo sia anche nell’altro.

Ci ho pensato tantissimo, Diego, a chi votare. Più di ogni altra volta.

Ho scelto una persona a cui, con il mio voto, chiedo di fare il possibile per darti un mondo migliore.
Ho scelto chi mi sembra un po’ più in grado degli altri di poterlo fare.
Ho scelto un modello di politica e  di modo di farla che assomiglia un po’ al modello di vita che sto cercando di proporti da quando sei nato.

Forse sto sbagliando tutto.

Ma la mia scelta, almeno questa volta, è sostenuta da un sacco di motivazioni.

E’ un modello che non vincerà di sicuro.

Ma a spiegarti questo ci penserò martedì.

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