Francamente

Mese: maggio, 2013

Ora d’aria.

2013-05-11 18.51.21L’ho portato fuori dopo tanto tempo
Lui era disorientato all’inizio. Quando gli ho sganciato il guinzaglio mi ha guardato cercando di capire cosa stesse succedendo. Gli ho sorriso e con un cenno gli ho indicato il campo di erba alta davanti a noi. Lui ha annusato la terra sul bordo, è andato un po’ avanti, si è voltato verso di me per vedere se ero ancora lì a guardarlo, gli ho sorriso e finalmente ha capito. Ha iniziato a correre e a saltare fuori di sè per la gioia, in maniera un po’ impacciata all’inizio ma trovando presto il ritmo della sua felicità. Ogni tanto si fermava per lanciarmi uno sguardo, quasi un invito, e poi ricominciava a correre e a rotolarsi, inventandosi improbabili scenari e compagni di gioco.
Immobile al bordo della strada ho cercato di assorbire un po’ di quell’esplosione di vitalità che solo a guardarla mi scioglieva la tensione a spalle e stomaco.
Una folata d’aria un po’ più fresca ed un’occhiata all’orologio mi hanno riportata alla realtà e al mio ruolo.
L’ho richiamato con un fischio. Mi ha raggiunto ansimante.
Lo scatto del guinzaglio ha fatto più male a me che a lui, che ha continuato a guardarmi adorante.
Il cuore, come certi cani, è un po’ sciocco: ti è riconoscente per mezz’ora di libertà dimenticando che sei sempre tu a tenerlo imprigionato per il resto del tempo.

Stategie

Dice che è tanto che non pranziamo fuori insieme, io e lui. Dice: “Posso venire da te in ufficio lunedì dopo la scuola così andiamo a pranzo in quel bar che c’è lì vicino?”.
Ho gongolato per due giorni.
Poi ho fatto due conti.
Ha 15 anni.
Ho controllato gli orari degli autobus. Quello che prendeva fino a settimana scorsa e quello che prenderebbe ora che è finito il corso di conversazione inglese.
Ho controllato gli orari di uscita di un certo altro liceo frequentato da una certa sua coetanea il cui nome ha iniziato a comparire con una certa frequenza nei suoi discorsi.
E tutto torna.
Compreso il suo: “E’ bello pranzare con te, mamma. Lo facciamo anche lunedì prossimo?”
Un po’ mi sono sono sentita un’idiota per esserci cascata.
Poi però ho pensato che anche per me è bellissimo pranzare da sola con lui.
E che in questa fase ogni momento è prezioso per comunicare e per rinsaldare un rapporto tra noi che inizia a basarsi sempre più sul rispetto e la stima reciproca.
A lui serve una scusa per prendere l’autobus un’ora dopo.
A me serve una scusa per rubargli del tempo per stare insieme.
Così mi sento un po’ meno idiota.
E con un po’ di imbarazzo ammetto che le ragazzine mi stanno un po’ meno antipatiche.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: