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di francaberbenni

Dice che è tanto che non pranziamo fuori insieme, io e lui. Dice: “Posso venire da te in ufficio lunedì dopo la scuola così andiamo a pranzo in quel bar che c’è lì vicino?”.
Ho gongolato per due giorni.
Poi ho fatto due conti.
Ha 15 anni.
Ho controllato gli orari degli autobus. Quello che prendeva fino a settimana scorsa e quello che prenderebbe ora che è finito il corso di conversazione inglese.
Ho controllato gli orari di uscita di un certo altro liceo frequentato da una certa sua coetanea il cui nome ha iniziato a comparire con una certa frequenza nei suoi discorsi.
E tutto torna.
Compreso il suo: “E’ bello pranzare con te, mamma. Lo facciamo anche lunedì prossimo?”
Un po’ mi sono sono sentita un’idiota per esserci cascata.
Poi però ho pensato che anche per me è bellissimo pranzare da sola con lui.
E che in questa fase ogni momento è prezioso per comunicare e per rinsaldare un rapporto tra noi che inizia a basarsi sempre più sul rispetto e la stima reciproca.
A lui serve una scusa per prendere l’autobus un’ora dopo.
A me serve una scusa per rubargli del tempo per stare insieme.
Così mi sento un po’ meno idiota.
E con un po’ di imbarazzo ammetto che le ragazzine mi stanno un po’ meno antipatiche.

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