Cartoline

di francaberbenni

“Ricordati le cartoline per i nonni!”

Se ne è ricordato, solo che non le ha spedite. Dice che non le spedisce più nessuno. “Ok, ma i nonni ci tengono!”. A quel punto mi ha spiazzato con una riflessione che mi ha spalancato davanti il noto baratro generazionale: “Ma scusa, non vale di più se gliela porto di persona?”

Il ragazzino si è quindi comprato una decina di cartoline che andrà consegnando personalmente a chi chi aveva espresso il desiderio di riceverne una. Non so se fermarlo o lasciare che faccia la sua figura barbina.

Anche perchè non è semplice spiegare ad un nativo digitale che ricevere una cartolina per posta è un’emozione che viene completamente appiattita da una consegna a mano. Non è l’immagine sulla cartolina ad essere importante: ne abbiamo ricevute tutti di atroci, eppure conservate tra i ricordi migliori. E non è il saluto, che quello sì è meglio farlo di persona.

La cartolina aveva il sapore di un gesto di attenzione, fatto da chi era in vacanza, magari lontano, e ti pensava. Il valore stava nel tempo speso a cercare la cartolina, il francobollo, la buca delle lettere. E poi bisognava conoscere l’indirizzo di casa, che contava un po’ di più di avere il contatto su facebook.

Ma credo che l’aspetto migliore di una cartolina fosse che ti arrivava quasi sempre inaspettata, un cartoncino colorato in mezzo alla posta, la scrittura che cercavi di riconoscere prima di leggere la firma, il mittente che scoprivi solo dopo aver letto il messaggio, la curiosità per il francobollo soprattutto se arrivava da lontano. Non c’era l’immediatezza delle immagini e delle parole dei social network: quello che si scriveva su una cartolina poteva prendersi tutto il tempo che voleva per arrivare. Non era mai niente di urgente, niente di grave. Erano immagini e parole che viaggiavano nello spazio e nel tempo, con un nome e un indirizzo scritti da una mano amica

La cartolina ti strappava sempre un sorriso, anche nelle giornate peggiori. Riceverne tante significava essere amati. Si collezionavano, si chiudevano nelle scatole, si attaccavano agli specchi, si usavano come segnalibri, si conservavano nel diario di scuola. Dopo qualche tempo si buttavano. A volte qualcuna la ritrovavi dopo anni in una borsa o in un cassetto ed ancora quel sorriso ti rispuntava.

C’era un tempo in cui ricevevo molte cartoline e anche qualche lettera. Ora un po’ mi mancano. E mi spiace che la nuova generazione non sappia già più nulla di loro.

Se l’idea non ti sembra indecente mi piacerebbe ricevere una cartolina da te: dalle vacanze, se ci andrai, o dalla tua città. Scrivimi una e-mail chiedendomi l’indirizzo e mandami il tuo: ricambierò volentieri la cortesia.

L’adolescente probabilmente non capirà il mio entusiasmo quando la riceverò: non mi farà mancare una battuta sprezzante e una smorfia di commiserazione.

Ma a me sicuramente raddrizzerai una giornata.

2013-07-17 08.50.50

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