Francamente

Mese: agosto, 2013

Dal libro all’ebook e ritorno.

Ero sicura che non l’avrei mai usato.
Poi mi sono ricreduta. L’ho comprato e l’ho utilizzato. All’inizio in modo esclusivo: so bene che per certi cambiamenti serve un po’ di rodaggio, bisogna costruire una nuova abitudine, ci vuole tempo.
Ora dopo due anni di tentativi me ne sono fatta una ragione: non sono tipa da ebook, almeno fino a quando gli ebook non diventeranno quel che credevo che fossero la prima volta che li ho sentiti nominare: non solo monitor che cercavano di scimmiottare un libro di carta, ma dispositivi e prodotti che avrebbe permesso di fare della lettura un’esperienza nuova, con immagini, suoni, collegamenti, approfondimenti.
8E pensare che mi aveva entusasimata l’idea della biblioteca immensa sempre e ovunque disponibile e dei prezzi innegabilmente più bassi dei libri. Ce l’ho messa tutta ma la lettura digitale è un vestito che porto con malagrazia, non sono a mio agio.
Ho provato con le buone: poche pagine al giorno, alternate alla carta. E anche con le cattive: per mesi sono uscita di casa senza libri di carta in borsa, solo l’e-reader.
Non è servito.
Sono tornata alla carta e, poichè la carta richiede un sacco di soldi e un sacco di spazio, ho riscoperto la biblioteca. Ho ricominciato ad avere sempre una borsa molto pesante e a scrutare in obliquo chi controlla la copertina del libro che leggo in metro per vedere la faccia che fa.
Ho capito che parte del piacere della mia lettura passa anche dal considerare il libro che sto leggendo un oggetto con un inizio ed una fine, o una persona che mi tiene compagnia mentre mi racconta quel che mi deve raccontare e che poi lascerà il tempo, ma anche lo spazio, a qualcun altro che avrà un aspetto molto diverso dal suo. E che anche grazie a questo, al suo aspetto diverso, io mi ricorderò di lui.
Mi piace l’idea del libro che mi accompagna nei giorni in cui lo leggo. Mi piace pensare che si trovi bene tra le mie mani, che si lasci toccare volentieri.
Questo sì che è davvero curioso: io che non amo toccare le persone ho bisogno di toccare i libri.
Ma secondo me un nesso c’è.

Per te (che ti lamenti del caldo)

Da fine giugno a fine agosto, da qualche anno, passo i weekend nel mio paese d’origine per dare una mano ai miei genitori che lì hanno un bar. E’ un paese turistico di montagna, a un’ora da Milano, preso d’assalto soprattutto quando la calura e l’afa si fanno più intense in città. Ci vado volentieri sia perchè è il paese in cui sono cresciuta sia perchè d’estate offre condizioni climatiche particolarmente piacevoli.

Certo, è un po’ faticoso passare cinque giorni in ufficio e due a sgambettare tra cappuccini e spritz, ma sarebbe del tutto sostenibile se non fosse per i continui commenti sul tempo che devo sentire. I clienti abituali sanno che salgo solo per il fine settimana: iniziano il venerdì sera a chiedermi quanto caldo fa a Milano con il tono che riserverebbero ad un sopravvissuto alla bomba atomica, continuano il sabato lamentandosi che comunque fa troppo caldo anche lì a 1000 metri di altitudine e finiscono la domenica pomeriggio esprimendo tutta la loro commiserazione per chi, me compresa, deve tornare in città.

Il mio ruolo comporta di essere sempre gentile, sorridente e soprattutto paziente. Ma sogno segretamente di avere una ciotola piena di biglietti ripiegati da mettere sul banco del bar, con un cartello: “Per te (che ti lamenti del caldo)”.

Fa caldo? Ma dai, non me ne ero accorta, grazie per l’informazione.

Già, fa caldo. Quindi?

Conoscere le previsioni del tempo nella prossima settimana di tutto il nord Italia non fa di te una “persona informata”. Leggi anche le altre pagine del giornale, coraggio.

Lamentarsi del caldo non farà variare le temperature neanche di mezzo grado. Non farà alzare il vento, non sposterà nubi cariche di pioggia. Ma quel che più conta, farà di me un interlocutore particolarmente nervoso. Sicuro di guadagnarci qualcosa?

Non credo esista un’organizzazione che pianifica il tempo metereologiche e a cui tu possa rivolgere le tue lamentele. Ma se  esiste di certo io non lavoro per loro.

In montagna si sta meglio che in città, ad agosto. Anni di studio e di osservazioni sul campo per definire questa teoria.

Il tempo è una combinazione di diversi elementi. Da quel che ricordo dalle medie dipende dalla posizione della Terra nella sua orbita intorno al sole, dalla latitudine e dall’altitudine del posto in cui ti trovi, dalla vicinanza del mare o delle montagne, dalla pressione atmosferica e da un sacco di altre cose nessuna delle quali dipende dalla volontà di qualcuno. Se è un argomento che ti affascina comprati un buon manuale e studia, possibilmente in silenzio.

Lamentarsi del caldo non farà accorrere in tuo aiuto né Superman né Paperinik.

Non me ne frega una cippa del tempo che farà a Ferragosto: se avessi voluto saperlo mi sarei informata. Non l’ho fatto, segno che non mi interessa. Non te l’ho nemmeno chiesto. E allora, di grazia, perchè me lo stai raccontando da venti minuti?

Per quanto possa sembrarti incredibile il tempo meterologico non tiene in minima considerazione le tue preferenze: no, non c’è l’ha un pannello “Settings”, non tutto è un’applicazione per smartphone.

A Milano, ad agosto, fa sempre caldo: fattene una ragione.

A Milano, ad agosto, sono sopravvissute generazioni di umani, in genere adattandosi ed il più delle volte evolvendosi. Tu a che diavolo di razza appartieni?

Se passando fuori da una farmacia hai visto che il termometro segnava 38 gradi, che è “parecchio sopra la media stagionale”, e questo ti ha fatto sentire un eroico sopravvissuto alla furia degli elementi, fermati e rifletti sui concetti di “media” e di “stagionale”. Poi fatti venire il dubbio che le temperature utilizzate dai metereologi per i loro studi non siano quelle rilevate da aggeggi posizionati perpendicolarmente ai raggi del sole. Alla fine trai le tue conclusioni. O chiedi aiuto ad uno bravo.

Che cosa, esattamente, ti fa credere di sentire più caldo degli altri?

E’ molto probabile che tra i tuoi antenati ci sia qualcuno che, in queste stesse condizioni climatiche, ha dovuto lavorare duramente all’aperto e sopravvivere. E ci è riuscito. Anche se adesso guardandoti si sta probabilmente martellando i genitali.

Ogni volta che stai per dire “Che caldo!” pensa che sei già più fastidioso di ciò di cui ti stai lamentando.

Nella Bibbia c’è scritto che cacciandoli dal Paradiso terrestre (temperatura costante di 25°) Dio disse all’uomo: “Ti procurerai il pane con il sudore del tuo volto” e alla donna “Partorirai figli con dolore”. Che le condizioni climatiche non sarebbero state sempre ottimali era evidentemente sottinteso.

Più nomini il caldo più lui si fa sentire. E’ scientificamente provato. Quindi smettila e invita gli altri a fare altrettanto.

In estate fa caldo, in inverno fa freddo. Credo sia il prezzo da pagare per il fatto di non vivere in un centro commerciale. E, in tutta onestà, a me sta bene così.

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