Non-luoghi

L’appuntamento è a pochi metri da casa mia. Mi vieni incontro fumando una sigaretta.

L’imbarazzo del saluto, l’indecisione sul bacio, l’abbraccio od il sorriso subito risolta dal mio scusarmi per il ritardo e dalle parole che iniziano ad uscire per raccontarti i recenti impegni che mi stanno sommergendo ed entusiasmando allo stesso tempo.

Saliamo in macchina per raggiungere quello che chiamiamo già “il solito posto” anche se è la prima volta che ci torniamo. E poi mangiamo una pizza, io cedo anche al dolce: qualunque cosa purchè questo incontro duri ancora un po’.

Parliamo di figli e genitori, di ingegneria e di didattica, parliamo di caldaie e di incentivi, di non-luoghi antichi e nuovi, di politica e di immigrati, di scienza e di religione (“La scienza ne sa talmente poco che per Dio c’è ancora tutto lo spazio che si vuole”).

Parliamo di vecchie conoscenze perchè di nuove non ne abbiamo e siamo un po’ stanchi mentre ce lo diciamo o forse solo un po’ più consapevoli di aver superato quel tratto di strada che ci ha fatti incontrare.

Non so cosa ti ho appena detto, tu inclini un po’ la testa, fai una smorfia e mi dici “Questo raccontalo a qualcun altro che io ti conosco”. Abbasso gli occhi per l’imbarazzo e per la novità: non sono abituata ad essere stanata così.
Li risollevo per il piacere che ci sia riuscito tu.

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