Francamente

Mese: novembre, 2013

Colazione al bar.

Stamattina sei uno splendore, anni spariti nel volgere di una notte, insieme a tensioni, nervosismi e, sarei pronta a giurare, anche qualche brufoletto. Ti muovi agile dal banco del bar al nostro tavolino dove depositi la mia spremuta ed il tuo cappuccino. Convenzione vorrebbe che io ti chiedessi “Com’è andata?” ma guardati, ogni centimetro di te fischietta che è andata benissimo.

Mi guardi con gli occhioni  da sotto in su e scuoti la testa sorridendo. Perchè lo sai che cosa sto pensando.

Mi appoggio allo schienale della sedia mentre ripenso a tutti i discorsi fatti fino a ieri, la tua decisione di non vederlo più, la tua rabbia per il modo in cui quell’uomo si affaccia di tanto in tanto nella tua vita, il tuo non riuscire a dirgli “mai più”, questa storia clandestina che dura da dieci anni. Hai passato giorni a raccontarmi per filo e per segno che tu non sei così, che è un ruolo che non vuoi e che poi ormai sei vecchia per queste cose.

Chissà perchè hai scelto me come unica confidente di questo aspetto della tua vita, io che non posso darti nessun consiglio, che non ho niente di analogo su cui offrirti un confronto. Sospetto ti diverta la mia espressione stupita e imbarazzata allo stesso tempo.

Invidio la luce negli occhi che hai adesso e quel modo di muoverti che afferma la tua indipendenza da qualunque giudizio. Stamattina te ne freghi di essere una che ha passato la serata con un uomo sposato, esattamente come te ne freghi dei grassi idrogenati nella seconda brioche al cioccolato che ti stai divorando.

E lo so che dovrei fare la voce della tua coscienza e dirti che è sbagliato, che non puoi ricadere in questo vortice, che anche biologicamente non hanno più molto senso queste fughe con l’impianto di bugie a sostenerle, senza parlare del picco glicemico che ti devasterà tra mezz’ora.Ti dovrei ricordare come ti sentivi frustrata fino a ieri pomeriggio quando speravi che lui ti avvertisse all’ultimo di un impedimento. Ma stamattina tra un principio e la felicità, rarissima, di una persona a cui voglio bene non riesco a scegliere il primo. Tutto il mio bigottismo non basta, nemmeno lui, a dirti che sono dieci anni che fai la scelta sbagliata.

Ci alziamo e ci avviamo verso le nostre rispettive giornate, mentre dentro di me quello che è giusto e quello che non lo è si mescolano sui confini, prendendo un po’ il colore profondo dei tuoi occhi e la forma di quel tuo sorriso che, sono sicura, è la causa principale dello spicchio di sole che ci accoglie all’uscita del bar.

Quella cosa della stella

storia_stella copiaNe abbiamo parlato l’altra sera, in uno di quei dopocena che sono ormai lo spazio che ci ritagliamo per fare due chiacchiere noi due da soli.

C’era questa cosa che ti volevo spiegare perchè mi sembrava importante, ma nonostante i disegnini non mi è venuta benissimo.

Te ne sei accorto anche tu. E il giorno dopo mi hai chiesto di rispiegarti “quella cosa della stella”.

Le personalità, ti dicevo, sono tutte diverse. Immagina come se ciascuno di noi avesse la forma di un rettangolo, di un rombo, di un’ellisse, di una stella (appunto). Molto spesso all’interno di queste forme diversissime si trova una parte comune a tutti, fatta di buonsenso, di giudizio comune, di buona educazione, di valori condivisi, di rispetto delle norme base del vivere civile. Quella è la parte che ci rende tutti uguali e tutti meritevoli di rispetto. Il resto è quello che ci differenzia dagli altri.

Il problema è che non ci è dato sapere la forma che abbiamo, non esiste uno specchio che ci rimandi con buona approssimazione il nostro contorno. E allora che si fa?

Le strategie sono diverse.

C’è chi si rende conto che in fondo, per vivere sereni, è sufficiente restare nei limiti di quel rettangolino rosso: si rinchiude lì dentro, alza barriere di pregiudizi, di frasi fatte, di verità assolute e si proclama imperatore del proprio palmo di mano.

Altri provano ad avventurarsi fuori. Il terreno oltre quel quadratino rosso è pieno di avvallamenti. Percorrerlo non è affatto semplice e non esistono punti di riferimento né navigatori satellitari: si incontrano difficoltà inaspettate, bisogna inventarsi soluzioni per superare gli ostacoli, la luce il buio si alternano in maniera del tutto casuale. Però si fanno anche delle belle scoperte: si trovano tesori che non si credeva di possedere, si incontrano persone che ci aiutano a rendere più ospitale quello spazio e si sta decisamente più larghi.

Qualcuno, infine, non si accontenta di prendere coscienza di una parte di sè sufficientemente ampia e di renderla fertile. Sono le persone che scelgono di arrivare ai confini perchè quel che più interessa loro è sapere la forma che hanno, capire chi sono. E’ questo che ho provato a spiegarti: la nostra forma non è determinata dal contenuto ma dai confini. Sono loro a dirci chi siamo. Non puoi sapere chi sei se non arrivi ai tuoi limiti.

Incontrare i propri limiti non è quasi mai un’esperienza piacevole: per questo non è attività per tutti. Bisogna essere attrezzati per non farsi troppo male ed avere risorse che permettano di rialzarsi dopo il colpo. Serve più umiltà che spavalderia, più pazienza che aggressività, più tempo che soldi, più silenzio che rumore, più indecisione che sicurezza.

Ma, se mi è permesso un consiglio, ne vale la pena.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: