Frammento di discorso con adolescente.

di francaberbenni

Può succedere che un adolescente maschio, dal carattere riservato, figlio tuo, improvvisamente ti rivolga la parola buttandoti lì un “Sono un po’ arrabbiato”. Di solito non comunica mai, non a te, le sue emozioni e i suoi sentimenti. Quindi si tratta chiaramente di un’esca e tu sai che te la devi giocare bene: non avrai possibilità di recupero e stai rischiando in pochi minuti la sua stima, la sua confidenza e la tua salute mentale delle prossime settimane.
Ripassi quindi velocemente tutto quello che hai imparato dalle conversazioni precedenti: sai che le prime sue risposte proveranno a depistare e a scoraggiare; ti appunti di dimostrare attenzione ma anche grande tranquillità; fai due passi indietro; imposti gli occhi affinchè non sfugga nulla e le orecchie perchè captino anche suoni e sospiri di frequenza inferiore ai 20 Hz (che mi dicono sia la soglia minima udibile da orecchio umano, ma quello di un genitore secondo me scende tranquillamente anche a 10Hz); ricordi di non dare alcun giudizio ma di lanciare ipotesi come se piovesse; respiro profondo e vai.

“Sono un po’ arrabbiato”

“Che è successo?”

“Niente”

“…”

“E’ la scuola che mi impegna molto”

“Allora forse non sei arrabbiato. Forse sei stanco”

“No, non è tanto quello. Sono arrabbiato”

“Di solito ci si arrabbia quando qualcosa va storto. Mi sembra che a scuola vada tutto bene. Non è neanche periodo di verifiche”

“Sì ma spiegano tutto il tempo”

“Non capisco, è questo che ti fa arrabbiare?”

“Sì”

“Scusami, ma non riesco a capire”

“Mentre sto seguendo la lezione e prendo appunti i miei compagni chiacchierano”

“Forse ho capito, sei arrabbiato perchè i compagni ti disturbano mentre cerchi di seguire la spiegazione?”

“No, no”

“E allora cosa c’è?”

“E’ che…, beh, vorrei partecipare anche io alle chiacchiere dei mie compagni”

“Durante la lezione?”

“Sì, mi interessa quello che dicono, voglio partecipare, non restare fuori dai discorsi”

“Capisco”

“Ma non voglio neanche perdere la lezione”

“Pensavo che i prof non permettessero di parlare durante la lezione”

“Alcuni. Altri invece, come quello di matematica, dice che se parliamo sono cavoli nostri, a lui non interessa”

“Non ha tutti i torti”

“Sì però così i miei compagni parlano e io vorrei seguire sia quello che dice il prof sia quello che dicono i miei compagni”

“Se segui la lezione sarai gratificato da un voto migliore, oltre che dal fatto di riuscire a seguire meglio anche gli argomenti successivi”

“Anche partecipare ai discorsi dei miei amici mi gratifica molto”

“Non riesci a trovare un altro momento? Il cambio dell’ora, l’intervallo, il pomeriggio a casa con whatsapp…”

“Sì certo, ma intanto mi perdo i pezzi”

” E ti arrabbi…”

“Sì. Anzi no. Forse non è rabbia”

“Cos’è?”

“A pensarci meglio credo di essere un po’ triste”

(rumore di un Twix che viene scartato)

La conversazione è poi proseguita un po’ più liscia e un po’ più adulta.
Questa volta credo di aver superato la prova.
Gli adolescenti sono un mondo meraviglioso quando riesci a farti aprire la porta.

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