Inutili generi

Di mestiere mi piacerebbe fare l’avvocato, l’ingegnere, l’architetto, l’insegnante.
Mi piace essere cliente, utente, turista, atleta.
Cerco di dimostrarmi gentile, paziente, entusiasta, intelligente.

Vorrei che a definirmi ci fossero sempre più parole senza genere, parole per le quali è indifferente che io sia uomo o donna.

Ho smesso di leggere romanzi che promettono le gesta di donne forti, coraggiose, combattive, sagge: voglio storie di persone che mi siano di esempio e di ispirazione perchè forti, coraggiose, combattive, sagge. Non perchè donne.

Vivo con fastidio questo continuo voler sottolineare, da parte delle donne soprattutto, l’eccezionalità dell’essere femminile. Da quel poco che posso verificare dalla mia esperienza quotidiana l’essere donna non ci dà alcun vantaggio automatico in termini di valore.
Conosco uomini e donne eccezionali.
Conosco uomini e donne peggiori dei rispettivi stereotipi.
Ed in entrambi i casi non riesco a trovare nessun rapporto causale che porti ai rispettivi apparati genitali.

L’altro giorno mio figlio mi ha detto: “Come genitore per me potresti fare di più”.
Come “genitore”.
Non come “mamma”.
Ha detto una cosa dimostrando l’esatto contrario.

Sono la peggiore delle presuntuose, lo so.

Annunci

Altalena

altL’altalena parte, d’istinto, dall’alto di un’euforia all’idea di rivederlo tra poche ore.

Poi scende e con quel buco allo stomaco inizia a ricordarmi che questa attesa non è condivisa. Che l’altro lato di questo incontro verrà verso di  me con la testa voltata indietro e gli occhi pieni di nostalgia per quello che si lascia alle spalle.

L’egoismo che mi contraddistingue si scioglie solo con lui, non riesco a riscuotere tutta la felicità che mi spetta se so che lui ne paga in parte il conto.

E’ un attimo.
Poi l’altalena risale e io vedo chiaro che è giusto così e che anche lui sarà contento di rivedermi.

Una salita ed una discesa in cui si alternano la mia emozione e la sua malinconia.
Lui ormai immerso in questo anticipo di futuro, di libertà, di mondo vasto e variamente popolato.
Io che sprizzo gioia per il suo tornare alla base. Indietro.

Mi sento un po’  guinzaglio
un po’ egoista
un po’ bambina  che stringe forte la bambola che aveva lasciato in un’altra casa.

L’amore dovrebbe essere qualcosa del tipo “felice-io felice-tu” e variazioni sul tema sempre in sincrono.
Con un partner forse è possibile.
Ma con un figlio da  un certo punto in poi finisce sempre che devi un po’ soffrire perchè lui sia felice. Ed il viceversa ti annienta.

“L’amore non è un sentimento. E’ un’abilità” dicevano nella  commediola vista ieri sera in tv.
Devo cercare un tutorial.
Dopo però.
Prima vado all’areoporto a nascondere due lacrime mentre riabbraccio mio figlio.