Metello Saccano

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Metello Saccano, gesuita siciliano vissuto nella prima metà del XVII secolo, è uno degli autori delle lettere giunte a Roma prima della soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773 e raccolte in una sezione particolare dell’Archivio gesuitico denominata Litterae Indipetae. La particolarità di queste lettere, tale da richiederne una catalogazione separata, consiste nel fatto di contenere la richiesta di essere inviati nelle missioni d’oltremare che i giovani gesuiti inoltravano al Padre Generale.
Queste missive prendevano il nome di Litterae indipetarum ossia di coloro che “petebant Indias” da cui, in forma abbreviata, l’indicazione di Indipetae.
Si tratta di lettere private che, pur rispettando un cliché prestabilito, permettono di raccogliere informazioni sull’autore e sulle circostanze in cui il desiderio di partire in missione era nato.
Notizie che sono sicuramente più ricche nel momento in cui si incontrano personaggi come Metello Saccano che replicano le loro richieste in più occasioni. Succedeva infatti a volte che dopo un rifiuto o una mancata risposta l’Indipeta decidesse di riproporre o ricordare la sua candidatura. Ma era sicuramente insolito un flusso di lettere cospicuo quanto quello a firma di Metello Saccano che tra il 1640 e il 1642 ne inviò ben 48.
La sua richiesta, insistente, tenace, costante è di essere inviato in missione in Giappone: la terra più lontana e più pericolosa, in quel momento, perché dal 1619 si erano scatenate le persecuzioni contro i cristiani e dal 1639 lo shogun Iemitsu aveva chiuso il Giappone ad ogni rapporto con l’esterno espellendo tutti gli stranieri.
Le frequenti lettere di Saccano permettono di seguire l’evolversi del suo desiderio di missione, l’alternarsi di speranza e delusione, ma anche di individuare motivazioni più dettagliatamente descritte nonché forme sempre nuove per presentarle. Se ne trae l’impressione di una personalità non solo tenace, ma anche creativa e brillante.
La tenacia di Saccano sarà, alla fine, premiata. Il Padre Generale Nunzio Vitelleschi lo assegnerà alle Missioni Orientali e gli permetterà di partire, nel 1643, con destinazione Macao da dove verrà successivamente inviato in Vietnam.
Un desiderio, il suo, che troverà solo parziale soddisfazione: non riuscirà mai, infatti, a mettere piede in Giappone, la mèta da lui tanto sospirata mentre scriveva dal collegio di Palermo.

inviaggioMetello Saccano è stato il protagonista della mia tesi di laurea, diversi anni fa. Con l’aiuto del Professor Emanuele Colombo ho trascritto e provato ad interpretare le sue numerose lettere. A quello che ci risulta nessuno l’aveva mai fatto prima: Metello d’altra parte non era un personaggio “interessante” soprattutto perchè non era morto martire e quindi era rimasto confuso tra le migliaia di lettere di chi chiedeva di partire. Scrivere di lui, interpretare la sua grafìa, cercare notizie sulle sue vicende successive alla partenza è stato un po’ come riportarlo in vita: lui, la sua tenacia, la sua semplicità. Ma la vita che gli potevo dare era davvero poca: sarebbe morto ben presto di nuovo tra le pagine di una banale tesi di laurea.

Così non è stato.

Il prof. Colombo, che ora insegna in una Università di Chicago, mi ha inviato una e-mail in cui mi informa di aver scritto un libro sui Gesuiti che è stato inserito in una collana distribuita in allegato con Il Sole 24 Ore (Volume 10: “In viaggio”). In questo libro accenna alla vicenda di Saccano. Sono naturalmente corsa in edicola a comprarlo.
E’ la mia prima, e probabilmente unica, apparizione in una bibliografia.
Ma l’emozione più grande è ritrovare lui, Metello, con la forza, adesso sì, di vivere e camminare a lungo.

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