Angela

EYES

“Cosa è stato a farti cambiare idea?”
“Ho pensato a quello che mi hai detto. Ci ho pensato molto”

Alzo gli occhi ma li devo subito riabbassare un po’ perchè la sua testa non è molto alta al di là del tavolo.

Incrocio due occhi scuri e determinati che stento a riconoscere. Eppure è almeno un anno e mezzo che cerco di varcarli senza successo. Un anno e mezzo che insisto, che invento strade, che la prendo con le buone, che mi impunto, che mi calmo, che poi quando se ne va piango, che cerco su internet qualcosa che mi aiuti, che mi dia un’idea, un’altra, perchè niente sembra funzionare con lei. La volta scorsa ho perso la pazienza ed ho alzato la voce, una cosa di cui mi sono vergognata subito e di cui mi sono autoflagellata per giorni. Era riuscita a portarmi ad un livello di esasperazione e di sconforto tali da trasformare me in una bambina capricciosa che butta all’aria la torre di costruzioni.

Ma la bambina è lei: dallo sguardo in questo momento non si direbbe, ma è lei che ha i codini, l’astuccio di Violetta e lo smalto fucsia smangiucchiato sulle unghie.

Vorrei tanto ricordare qualcosa dello sproloquio che mi è uscito la volta scorsa, per individuare quale parola può aver avuto più forza delle altre nel buttare giù il muro. Ma forse non importa, è solo quella che si è trovata casualmente ad essere la punta di un ariete formato da tutte le altre, da tutti i tentativi, da tutta l’insistenza, da tutta la rabbia, da tutte le corse passate a sbobinare ogni istante passato con lei alla ricerca di una breccia e in cui trovavo solo parole mie sbagliate, inopportune, troppo difficili per una bambina di 8 anni.

Perchè Angela ha 8 anni e qualche difficoltà.
Ieri mi ha detto seria che ha pensato molto a quello che le ho detto, che ha capito, che vuole impegnarsi, che ce la metterà tutta, che ha già cominciato, che è già arrivato un buon voto nel dettato in cui prende sempre 5. Sapeva che non ero facile da convincere e si è messa a ripetermi di fila tutto il modo indicativo del verbo partire. Trapassato remoto compreso. Senza sbagliare un colpo.

“Come mi dici sempre tu io non mi arrendo mai”.

Pensavo di aver buttato fiato al vento ma quel fiato ora lo riconosco nelle sue parole dove non sembra esserci più traccia del solito mantra “non lo so – non capisco – non ci riesco”.

Vorrei fermare questo istante e allungarlo il più possibile ma so che siamo solo all’inizio.

Mi asciugo veloce un angolo e siamo pronte a conquistare il mondo.

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