Team

Aeroporto.

Arrivano in leggero ritardo.

Lei con le mancanze da riempire e un abbraccio che vorrebbe rubare.
Ma mostrerà solo i progetti, i calcoli, i piani, i tempi e l’organizzazione.
Perfetti.

Lui con lo sforzo di apparire indifferente ma con l’orgoglio che scappa ogni tanto da una piega del viso, dal petto un po’ più alto.
E’ lui, e ci tiene, a fornire i mezzi per realizzare o riparare qualunque cosa.

Aeroporto.
Terminal arrivi.

Quella porta che si apre si richiude.
Un respiro in sincrono con l’apnea e l’espirazione un po’ delusa di chi attende fuori.

Anche di quei due.

Che aspettano un po’ a distanza,
lui agevolato dal suo metro e ottantacinque,
lei che si arrangia come può.

Eccolo. No. Forse. Macchè.

“L’ho visto, ha la maglietta azzurra! Siamo qui, siamo qui!!!”

C’è ancora del lavoro di squadra da fare.

garage

Ce la tiriamo un po’, almeno sulla porta del garage.

La mostriamo agli amici per riderci su.

Ma più ci penso più mi sembra una precisa descrizione di quello che siamo.

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