Di mostri e biscotti.

mostri

Come d’accordo vengo a chiamarti alle quattro.

Scendi subito ed iniziamo a correre.

I primi due chilometri sono di riscaldamento e l’unico momento in cui riusciamo a chiacchierare. Poi appena senti il beep del secondo chilometro tu inizi ad allungare e a me resta giusto il fiato per sopravvivere.

Ma oggi il silenzio è durato poco.

Al quinto chilometro ti sei fermata con un “Scusa, io cammino, tu continua pure se vuoi”.

Figuriamoci, sono ben felice di fermarmi anch’io. Molto più strano che lo faccia tu, tu che sotto i dieci km “non ti sei neanche guadagnata l’acqua calda della doccia”.

“Non stai bene?” ti chiedo. Tu sorridi e dici che è tutto a posto, solo che oggi non ti va di correre.
Ancora più strano perchè è la giornata ideale, cielo limpido, temperatura gradevole e tutti i colori possibili intorno.

Camminiamo un po’ in silenzio mentre io recupero un ritmo respiratorio accettabile. Mi confessi sottovoce che un’ora prima ti sei mangiata una decina di biscotti, che forse è per quello.
Che dovevi dar da mangiare al mostro.
Che altrimenti ti mangiava lui.

Io lo so che quando fai così devo stare zitta e lasciarti tutto lo spazio che ti serve per popolarlo di quelle metafore necessarie a dare un nome ed un aspetto a quello che ti tormenta.

“Il mostro è tornato due giorni fa e non mi dà tregua. Gli mando giù di tutto, ma non basta, continua a strappare brandelli. Ma che vuole?”

Lo so cosa vuole e lo sai anche tu. Ma è più facile mandargli giù biscotti, che sono a portata di mano e a volte bastano a confonderlo per un po’. Poi di solito riesci a bastonarlo con le endorfine che raccogli su chilometri d’asfalto, ma questa volta è stato più veloce di te, ti ha legato le gambe e la volontà.

“Posso fare qualcosa?”.

Tu guardi verso un punto talmente lontano che intuisco essere ben nascosto dentro di te. Ti sforzi di sorridere ma poi decidi che è più facile ricominciare la corsa.

Sorrido io, perchè una volta tanto ho capito.

No, non ti lascio correre da sola.

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Rutenio

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Rutenio – Immagine presa da http://www.wikipedia.it

Il rutenio è un metallo bianco e duro. Si presenta in quattro forme cristalline diverse e non si opacizza a temperature ordinarie. Si ossida però con reazione esplosiva.

Per via del suo effetto indurente su platino e palladio, il rutenio viene usato in lega con essi per produrre contatti elettrici molto resistenti all’usura. L’aggiunta dello 0,1% di rutenio al titanio ne aumenta la resistenza alla corrosione fino a 100 volte.

Il rutenio (dal latino Ruthenia, Russia) fu isolato da Karl Ernst Claus nel 1844. Elemento considerato abbastanza inutile, trovò un suo utilizzo industriale grazie a Kenneth Parker che nel 1941 mise sul mercato quella che viene generalmente considerata la più perfetta penna della storia, la Parker 51.

Immagine presa da www.wikipedia.com
Parker 51 – Immagine presa da http://www.wikipedia.com

Era l’eleganza fatta penna: il cappuccio poteva essere placcato oro o cromo; la clip era dorata e a forma di freccia. Il corpo era grassottello e invitante e si presentava in colori con nomi come “blu cedro”, “verde Nassau”, “cacao”, “rosso furia”. Il materiale del corpo era una plastica di nuova concezione, la lucite. Erano nuovi anche il meccanismo che regolava il flusso dell’inchiostro e l’inchiostro stesso. Per la prima volta i segni tracciati non si asciugavano per evaporazione ma penetravano nelle fibre stesse della carta e si asciugavano all’istante per assorbimento. L’unico punto debole di questa penna era la punta in oro, un materiale malleabile che si deforma facilmente. Parker mise al lavoro un esperto di metallurgia dell’Università di Yale e nel 1944 venne brevettato il pennino costituito da una lega di rutenio che lo rendeva resistentissimo. Il fatto che la penna fosse ricaricabile ed avesse ora un pennino praticamente indistruttibile la rese un oggetto praticamente eterno.
Questa penna divenne presto una sorta di status symbol, l’unico oggetto con cui banchieri, agenti di cambio e politici di alto livello firmavano assegni, conti del bar e schede segnapunti a golf. Nel 1945 Eisenhower e Mac Arthur usarono le loro rispettive 51 per firmare gli armistizi che misero fine alla seconda guerra mondiale in Europa e nel Pacifico.

In realtà non sono un’esperta di penne, anche se mi piacciono molto. E il rutenio è un elemento che ho sentito nominare per la prima volta solo qualche giorno fa.

Ma ho letto che Oliver Sacks, il grande neurologo e scrittore recentemente scomparso, aveva l’abitudine di collegare i suoi compleanni al relativo elemento sulla tavola periodica. Un’idea che trovo affascinante: gli anni non più considerati come un pesante accumulo ma piuttosto come transizione verso caratteristiche diverse e sempre più complesse. Un’idea che ho deciso di adottare e che oggi mi fa compiere un balzo proprio sulla casellina del rutenio.

(Le notizie relative al rutenio e alla Parker 51 vengono da Wikipedia e da un libro bellissimo sulla chimica, Il cucchiaino scomparso)