Francamente

Mese: gennaio, 2016

Epica

Mattia mi entra in casa agguerrito.
La volta scorsa ne era uscito in lacrime.
Mio figlio dice che li faccio piangere tutti ma non è vero. E’ che lavoro con persone a cui tengo tantissimo e per aiutarle a volte devo scovare il loro punto debole.
Trovarsi a tu per tu con le proprie debolezze può generare qualche lacrima se non si è abbastanza corazzati. Difficile che a 10 anni lo siano.

Il compito, oggi, è di epica. La parafrasi dello scontro verbale tra Achille e Agamennone.
“Il mio preferito!” esulto.
Come sempre.
Il brano sul suo libro di testo occupa un paio di pagine.
“La prof ha assegnato la parafrasi, a me ha detto di fare solo il primo pezzetto.”
Pausa.
Mi guarda.
Io resto zitta.
Lui prende coraggio: “Però magari ne facciamo qualche riga in più”.

La volta scorsa era toccato a geografia. Ai compagni dieci pagine da studiare per la verifica, a lui solo una fotocopia striminzita.
“Ma come?” mi ero indignata.
“Perchè la professoressa mi aiuta” mi aveva risposto con l’aria di quello che è riuscito a concludere l’affare migliore. Ed io glielo avevo demolito, quell’affare, mostrandogli come non era affatto un aiuto perchè i suoi compagni avrebbero saputo più cose di lui. Ma soprattutto perchè lo stavano trattando da stupido e lui non avrebbe dovuto permetterlo. Perchè era in grado, esattamente come i suoi compagni, di studiare tutte e dieci le pagine.

(*) Ah, rivestito d’impudenza, esoso nell’anima,
come può volentieri un Acheo obbedire ai tuoi comandi,
per mettersi in marcia o affrontare con forza i nemici?
Io non sono venuto per i Troiani armati di lancia
a combattere qui, ché di nulla mi sono colpevoli:
non m’hanno certo rubato le vacche e nemmeno i cavalli,
né mai sono stati a Ftia, fertile popolosa,
a devastare i miei campi, perché tra qui e lì ci sono troppi
monti ombrosi e mare fragoroso:

Qui compare il segno messo dalla sua insegnante. Spero che la rincorsa sia sufficiente  a trascinarlo oltre la paura per i numerosi versi che lo aspettano dopo quella croce.
Esita un attimo, prende una penna e mette una crocetta un po’ più in giù:
“Fino a qui” decide.
Epico, Mattia, che vuole dimostrare quello che è capace di fare. Che vuole provare quello che gli hanno detto che non è in grado di fare. E’ vero coraggio, questo.

ma te, sfrontatissimo, abbiamo seguito, per i tuoi comodi,
a mietere gloria per Menelao e per te, faccia di cane,
a danno dei Troiani; del che non ti curi né ti preoccupi,
e invece tu proprio minacci di togliermi il premio
per cui molto ho penato, e me l’hanno donato i figli degli Achei.
Mai ho un premio pari a te, quando gli Achei
distruggono una città ben popolata dei Troiani;
ma la maggior parte della guerra faticosa
la fanno le mani mie; se poi una volta c’è da dividere,
a te va il premio di molto maggiore, ed io uno piccolo, tutto mio,
me ne riporto alle navi, dopo essermi sfiancato a combattere.
Ma ora me ne torno a Ftia, perché è certo assai meglio
tornarmene a casa sulle navi ricurve, né ho intenzione
di restar qui disonorato, a procacciarti benessere e ricchezza.

Achille si interrompe. Mattia tira il fiato con lui.
Appoggia la penna, si massaggia il polso, è soddisfatto.
Io ancora no.
“Achille è proprio arrabbiato eh?”.
Sorride ma già fiuta la trappola.
“Agamennone non sta certo lì buono e zitto a farsi insultare…”.
Capisce verso cosa lo sto accompagnando e nei suoi occhi leggo distintamente il terrore per tutte quelle righe piene di parole.
“Facciamo così” propongo “io te lo leggo ad alta voce. Poi decidiamo se abbiamo voglia di fare la parafrasi.”

 «Fuggi pure, se la voglia ti spinge, né certo io
ti prego per me di restare: al mio seguito ci sono anche altri
che mi faranno onore, ma sopra tutti Zeus sapiente.
Il più odioso mi sei, fra i re alunni di Zeus:
sempre ti è cara la lite, le guerre e le battaglie:
se molto sei forte, questo in fondo è dono d’un dio.
Torna a casa con le navi tue e con i tuoi compagni,
sopra i Mirmidoni regna, ma io di te non mi curo,
e non tremo della tua ira; anzi, voglio minacciarti così:
dato che a me Febo Apollo ritoglie Criseide,
la spedirò con la nave mia e con i miei compagni,
ma io mi porto via Briseide dalle belle gote,
venendo in persona alla tenda, lei, il tuo premio, che tu sappia bene
quanto sono più forte di te, e chiunque altro rifugga
di mettersi a pari con me ed eguagliarmi a fronte»

Ci ho messo tutto l’impegno. Mi sono finta maschio, guerriero e con le balle girate. Delle parole comprende poco ma la mia faccia e il mio tono lo divertono. Ci chiariamo un po’ le idee sul significato del discorso di Agamennone poi lui dice: “Ok, la scrivo, mi sembra facile.”

Certo che lo è.
La parte più difficile era decidere di provarci, di affrontare quello che altri, pensando di proteggerlo, lo avevano convinto di non poter fare.

Non è la prima volta che succede ma ancora non riesco a spiegarmelo: io li faccio piangere e poi, la volta dopo, loro fanno piangere me.

Achille e Agamennone sono dei grandi, lo sono da millenni.

Ma oggi il mio eroe è Mattia.

 (*) testo in versi da Libro I, vv. 148-187; 223-243 trad. it. di G. Cerri, Rizzoli

Uscite

Non capita spesso, ma quando mio figlio vuole uscire la sera è un dramma.
No, non è un problema di orario di rientro, è libero di rientrare quando vuole e io dormo serenamente anche se lui è fuori.
Non è neanche un problema dei posti o delle persone che frequenta perchè è un ragazzo serio e molto responsabile.
No.
Noi litighiamo su chi lo deve dire alla nonna.

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