Francamente

Mese: aprile, 2016

Che si sappia.

Due ragazzini di 11 anni si danno il cambio.

Marco, quello più simpatico, ha sbuffato per la ventesima e ultima volta nel giro di un’ora di fronte al present simple. Samuel, quello più timido, ha appena appoggiato lo zaino e sta litigando ancora con il giubbotto che non riesce a sfilarsi.

Sono compagni di classe.

Parlano in gergo, per qualche istante, di qualcosa che intuisco avere a che fare con un videogioco. Mi intrufolo per accelerare i tempi e inizio affettuosamente a prendere in giro Samuel che, ne sono certa prima ancora di chiederglielo, non avrà provato a fare da solo gli esercizi di matematica che gli avevo assegnato la volta scorsa. Lui abbozza una sorta di debolissima difesa fatta di gatti che rubano compiti o qualcosa del genere. Marco gli si avvicina, gli dà di gomito e gli dice serio: “Lascia perdere, ci ho provato anch’io a prenderla in giro e non ci sono riuscito”.

Mi sto facendo una reputazione.

E’

Ha gli zigomi un po’ arrossati, non so se per l’imbarazzo o per l’esposizione al sole di queste ore. La sua voce ha perso le sincopi degli ultimi tempi ed il tono è calmo.

Sta meglio e si vede.

“E’ la corsa”, mi spiega, ma ci dev’essere dell’altro. Corre regolarmente eppure nelle ultime settimane non era sufficiente a toglierle dagli occhi quelle nuvole scure di tristezza. Oggi il sole illumina tutto.

“E’ il mare”, aggiunge, spostando lo sguardo fuori dal finestrino del treno su quella distesa blu da cui ci stiamo già allontanando. Ma non è una donna d’acqua, non ci si è nemmeno avvicinata, l’ha solo guardato per un po’ infrangersi sulle rocce e ha nascosto, tra il rumore delle onde, qualche sospiro.

“E’ la montagna”, confessa. Ora la riconosco un po’ di più. La montagna è casa sua, non ha difficoltà a fondersi con la sua immobilità e il suo silenzio. Lei è montagna dentro, una solidità a cui spesso mi aggrappo e che non ho mai visto vacillare.

“E’ lasciare che qualcuno si prenda cura di me”, bisbiglia.

E’ di poche parole ma se si ha la pazienza di raccoglierle tutte si scopre che non ne manca nemmeno una.

Ha corso per un’ora tra salite e discese, con il mare da una parte e la montagna dall’altra, il vento a giocare con il suo respiro e a darle, a tratti, l’illusione del volo.
Davanti a lei, a condurla, il guerriero invisibile tra le cui mani lei permette a sé stessa di sgretolarsi: lui la raccoglie, la protegge, la tiene nascosta per tutto il tempo che le serve a ricomporsi.

E la restituisce poi al mondo più invincibile che mai.

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