Colloqui

di francaberbenni

Quaranta minuti a chiacchierare, in un’aula spoglia, di quel ragazzo serio e taciturno che lui osserva ogni tanto da una cattedra e che davanti a quella cattedra io ho, in qualche modo, condotto.

Ci siamo confrontati, consigliati a vicenda. Abbiamo fatto ipotesi, raccontato aneddoti, confessato timori, sussurrato speranze.

Ciascuno inclinato verso l’altro per non perdere neanche una parola, una sfumatura, di quel flusso prezioso ad entrambi per motivi diversi.

Neanche una parola che riguardasse i voti, il rendimento scolastico, le verifiche e le interrogazioni.

Lui insegna la materia più lontana dagli interessi e dalla capacità di comprensione di mio figlio. Ma un giorno Diego mi ha detto che quel professore era l’unica persona che avesse capito qualcosa di lui. Nemmeno una grave insufficienza mi avrebbe spinta con più energia a chiedere un appuntamento.

Ho pensato a lungo a quel colloquio, perchè conteneva cose su cui riflettere con calma. Deve averlo fatto anche lui e mi ha mandato per email questa citazione che è la naturale e completa conclusione di quello che ci siamo detti e che spero possa essere utile anche ad altri genitori:

Quello che deve starci a cuore, nell’educazione, è che nei nostri figli non venga mai meno l’amore alla vita. Esso può prendere diverse forme, e a volte un ragazzo svogliato, solitario e schivo non è senza amore per la vita, né oppresso dalla paura di vivere, ma semplicemente in stato di attesa, intento a preparare se stesso alla propria vocazione. E che cos’è la vocazione d’un essere umano, se non la più alta espressione del suo amore per la vita? (Natalia Ginzburg – Le piccole virtù)

Quando un professore ha così piena coscienza del suo ruolo di educatore la scuola diventa scuola davvero.

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