Forse la devo smettere.

di francaberbenni

Forse la devo smettere di dire che corro: quello che faccio è qualcosa che non è camminare ma non è ancora correre. E inizio a credere che non lo diventerà mai. E’ più di un decennio ormai che macino chilometri con costanza ammirevole e sono ancora qui a sgomitare con il moribondo per non fargliele vincere proprio tutte.

Forse la devo smettere di scrivere parole che raccontano la corsa. Tendo a scriverne molte e chi mi legge, oltre ad annoiarsi a morte, mi immagina come un’atleta vera, cosa che è molto lontana dalla realtà. Ne scrivo perché la corsa è qualcosa che influenza molto quello che sono quando non corro. Ma quando corro sono un disastro.

Allora forse la devo smettere di correre. Avrei un sacco di tempo in più e di cellulite in meno visto che, si sa, la corsa la peggiora. Certo, dovrei mangiare un po’ di meno ma forse mi passerebbe anche questo appetito da muratore.
Forse io per la corsa non sono proprio portata.

Inciampavo in questi pensieri da un paio di giorni.
Fino a quando ho sentito il campanile battere le ore. Sette.
E automaticamente ho allungato il passo per finire quel decimo km in tempo per fare la doccia e prendere l’autobus per andare al lavoro.
È stato in quel momento che ho capito perché corro.

Non è per quella cosa di migliorarsi, di trovare i propri limiti.
Non è per le endorfine e neanche per dimagrire (che tanto io non dimagrisco).

È che la corsa è l’unico momento in cui tutta la mia razionalità non vince.
Lei continua imperterrita a esporre spiegazioni, percorsi logici, valutazioni che portano inevitabilmente lì: “Smettila che sei ridicola!”
Ma il resto del corpo si alza all’alba, si allaccia le scarpe ed esce a correre.

Quando sei tutta testa e niente anima questo assomiglia moltissimo alla libertà.

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