Dodici ricordi e un segreto (Enrica Tesio)

Dodici_ricordi_un_segreto

Attilio è un pensionato, ex maestro di scuola, vedovo.

Isabella è sua figlia, un’adulta fuori rimasta bambina dentro.

Aura è la figlia di di Isabella, ragazzina fuori e adulta dentro, per forza di cose.

La storia inizia con Aura ventenne che torna da una permanenza in Irlanda di un anno. Attilio ha una di quelle malattie bastarde che ti porta a diventare un estraneo anche per te stesso e ha fatto promettere alla nipote, prima che partisse, che non l’avrebbe mai più cercato: lei doveva essere la sentinella della versione migliore di quel nonno che le ha fatto da padre.

Quando Aura torna ha bisogno di punti di riferimento: la madre ha l’ennesimo nuovo compagno ma ad Aura manca il nonno. Nessuno le vuole dire dove sia ricoverato. E lei ne ripercorre gli ultimi pensieri lucidi in una serie di biglietti che trova nella casa in cui avevano abitato insieme.

Non posso dire molto di più della storia perchè ha senso solo se viene scoperta pian piano attraverso i personaggi che le danno vita, nell’esatto ordine che ha scelto l’autrice, che sembra ti stia raccontando una storia da niente, che stia giocando a intrecciare fili innocui e, improvvisamente, ti ritrovi in mano una bomba.

Ho riempito il libro (elettronico) di sottolineature ma me l’aspettavo perchè mi capita di sottolineare idealmente quasi tutto quello che l’autrice scrive sul suo profilo Facebook.

Ho finito la storia ieri, su un autobus, di mattina presto, voltandomi verso il vetro per non fare vedere che mi stavo commuovendo come una dodicenne (voi leggetelo e poi ditemi se non vi commuovete nella scena finale, esattamente quando lui risponde “Sì”). Ed è da ieri che continuo a chiacchierare con quei personaggi: Attilio, Aura, Isabella, ma anche Guglielmo, Beatrice, Sergio (uhm, lui non tanto), Marilù, Gemma: me li voglio tenere intorno ancora per un po’. Anche quello stronzo di Tomaso che alla fine scopri che non è stronzo neanche un po’.

Indice di regalabilità: 4,5/5 (è un libro semplice, anche se non banale.  Accompagna senza affaticare dalla prima all’ultima pagina, dando il ritmo con capitoli brevi. A tradimento regala folate di parole preziose che si impigliano nei pensieri.)

(Di seguito alcune parti che ho sottolineato: a me servono per ricordare alcuni passaggi ma possono anche dare un’idea del tipo di storia e di scrittura a chi si sta lasciando incuriosire. Come sempre, le frasi prese fuori dal loro contesto possono avere un significato limitato o fuorviante.)

Contento viene dal latino contenere, che è una parola che circoscrive, trattiene. Ma la felicità è un’altra cosa. Felix è una parola che si associa agli alberi, arbor felix si diceva sempre in latino, è felice l’albero che dà tanti frutti. Quindi che fa tanto. La felicità è fare tanto seguendo la propria natura, scoprire che tipo di frutto dare è l’obiettivo della nostra vita.

Sarebbe bello morire di cuore invece che di testa, sarebbe più sano.

Piangere non le era mai servito a far passare il male, ma l’aiutava a ingannare l’attesa.

L’amore è la scintilla che dà vita alle famiglie, quello che non sapevo è che la famiglia è il mostro di Frankenstein. Una forzatura, un organismo in perenne sindrome da rigetto: una gamba più lunga dell’altra, le parti maldestramente attaccate con qualche punto di sutura, eppure vivo e vitale, in movimento. Tocca accettarla per quella che è: un mostro, arrabbiato, tragico, innamorato, solo. A volte irresistibilmente comico.

Ma se Dio avesse dato importanza alla vita degli uomini, avrebbe reso più complicato il meccanismo della procreazione.

“Tuo padre pare abbia le idee molto chiare sul tuo futuro.” “È facile tenerle pulite le idee quando ne hai due in tutto.”

Una foresta che cresce non fa rumore, ma le radici sentono tutto benissimo.

La matematica ci insegna l’infinito, le lettere ci insegnano a dargli un nome. La filosofia ci mostra come aprire il mondo, la chimica e la fisica le combinazioni che lo chiudono. La storia ci prepara, la ginnastica ci allena. A cosa esattamente lo devi decidere tu

“Qualsiasi torto tu credi di aver subito non ti giustifica, bisogna essere gentili e tu non lo sei. La gentilezza è la vera rivoluzione, e tuo nonno è stato un grande rivoluzionario. Come credi che reagirebbe nel vederti così, armata fino ai denti, con quella faccetta da adolescente fuori tempo massimo?”

noi siamo la reazione a ciò che ci capita e fortunatamente non sappiamo mai cosa ci potrà capitare domani.

“Cerca di avere dei pensieri, non delle convinzioni”

Ci sono donne a cui fa paura il punto, a guardarlo da vicino è poi un buco nero, dà le vertigini. Lei invece ci si tuffa e riemerge nella pagina successiva,

Lei non è come le altre donne, lei è diversa, è costante e distante, il contrario di sua madre, che è discontinua e invadente.

 

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