Come una milanese.

Le vacanze di Natale sono terminate e bisogna scendere, come una milanese qualsiasi.
Selvino è un paese che funziona come un grande polmone: periodicamente si gonfia di turisti, provenienti soprattutto da Milano, e altrettanto periodicamente li espira, giù per la Val Seriana o per la Val Brembana. Tutta questa gente che sale e scende è importante come l’aria, per Selvino, che vive e prospera soprattutto grazie a loro.
Ma qui, quando ti danno del “milanese”, non è mai un complimento. È la solita rivalità tra chi vive in montagna e chi ci sale per una vacanza.
Manco da molti anni ma ancora la riconosco, seppure più sottile ed elegante.
Davide si diverte a raccontare che il giorno del matrimonio, mentre mi aspettava fuori dalla chiesa con i fiori in mano, fu avvicinato da una signora che in tono poco cordiale gli disse: “Lei porta via la ragazza più brava del paese!”. Non era vero, ovviamente: non sapevo nemmeno stirare una camicia. Ma ero di Selvino e lui un milanese, quello che stava per fare era molto simile a un’appropriazione indebita. 
Ho un po’ perso la cittadinanza con quel matrimonio e il trasferimento giù nella nebbia. Cerco di riconquistarne un pezzettino ogni volta che salgo ma è difficile: non conosco quasi più nessuno.
Nemmeno la corsa mi aiuta. Se sei di Selvino e dici che esci a fare una passeggiata qui pensano che come minimo arrivi in cima al Monte Poieto. Quelli che corrono, qui, si iscrivono al Gran Trail Orobie da 70 km. Io faccio due giri chiesa nuova – sorriso – marcellino – fontanella ciclisti – via roma – gildo – relax – tennis- via passeggio – crai – chiesa nuova e gli alberi sembrano guardarmi con la stessa espressione di Oldani alla fine dello spot Barilla.

Ma soprattutto devo scendere quando finiscono le vacanze: è questo, più del resto, a fare di me una milanese.

Ero carne e sono diventata respiro: vista così non sembra neanche tanto male.

sdr

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Primavera

2014-03-12 13.36.37_1Dovresti cambiare vestito anche tu, comprare qualcosa di leggero e colorato.

Raddrizzare le spalle, allargare le braccia, ridere.

Dovresti liberarti da quella zavorra di abiti e pensieri che ti fanno apparire così seria, così vecchia, così pesante.

Dimenticare la neve e tirare fuori i fiori più delicati, senza pensare a quanti ne hai già persi.

Dovresti fare come gli alberi: aspettare che il freddo passi e innamorarti ad ogni primavera.

Se solo tu avessi radici.

Se solo tu non avessi memoria.