Ringraziamento

Capita di scoprire, con stupore e incredulità, che quello che vorrei dire l’ha già detto qualcun altro e molto meglio di quanto avrei mai potuto dirlo io.
Che l’abbia fatto in una poesia, genere a cui sono notoriamente allergica, mi disturba un po’. Anche se questa assomiglia molto poco ad una poesia: basta togliere gli “a capo” e diventa prosa toccante.
E’ una poesia per finta.
Secondo me l’ha scritta in versi per fare in modo che chi dice di non amare la poesia non la potesse mai trovare.
Se non per caso, se non per una certa predestinazione.
Furbissima, la Szymborska.

 

RINGRAZIAMENTO (Wislawa Szymborska)

 

Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.

 

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.

 

Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l’amore non può darlo,
ne’ riesce a toglierlo.

 

Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come un orologio solare,
capisco
ciò che l’amore non capisce,
perdono
ciò che l’amore non perdonerebbe mai.

 

Da un incontro a una lettera
passa non un’eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.

 

I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.

 

E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che si trovano in ogni atlante.

 

E’ merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.

 

Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.

 

“Non devo loro nulla” –
direbbe l’amore
su questa questione aperta.
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Luogo comune del quarantenne

Quindicimila giorni secchi son passati,

quindicimila occasioni già sfumate,

quindicimila soli invano nati

ora ad ora contati

in questo austero, ma grottesco gesto

di dar la corda a orologi finti

per cercare, negli anni trascurati,

la pazienza di vivere anche il resto.

(Luogo comune del quarantenne – José Saramago)

Come hanno fatto a me

Ti racconteranno la storia
e col passare del tempo
ti benderanno gli occhi,
come hanno fatto a me.
Ti mostreranno l’ascia
e passato un po’ di tempo
ti nasconderanno l’albero,
come hanno fatto a me.
Non ti serve a nulla sapere la verità
e avere ragione,
se quando gridi sai che
non ti ascoltano più.
Ti chiederanno di giurare
ti chiederanno di marciare
ti chiederanno le stesse cose
come hanno fatto a me.
Diranno che è tutto tuo
e se tenti di cambiarlo
ti pesteranno più forte
come hanno fatto a me.
Non ti serve a nulla sapere la verità
e avere ragione,
se quando gridi sai che
non ti ascoltano più.
Ti racconteranno la storia
e col passare del tempo
ti benderanno gli occhi,
come hanno fatto a me.
(Carlos Varela)

Se non ho altra voce

Se non ho altra voce per doppiare

in echi d’altri suoni il mio silenzio,

parlerò, parlerò, fino a scovare

la parola celata di ciò che penso.

E la dirò, contratto, tra sterzate

di freccia che avvelena anche se stessa,

o alto mare ostruito di vascelli

dove il braccio annegato ci fa cenno.

E spingerò in fondo una radice

se la pietra perfetta la via sbarra

e lancerò in alto quanto dice

che è più albero il tronco che è più solo.

E lei dirà, parola ora scoperta,

tutti i detti del vivere consueto:

quest’ora che sconforta e che conforta,

il non vedere, il non avere, il quasi essere.

(José Saramago)

 

Non ci ho capito quasi niente ma c’è qualcosa, qui dentro, che mi ha catturata.

Se qualcuno me la spiega forse capisco cos’è.

(Io le detesto, le poesie. L’ho già detto, vero?)